Il rapporto della Banca d’Italia sull’economia umbra, diffuso a fine giugno 2026, mette in luce criticità di lungo periodo che vanno oltre la semplice gestione dell’emergenza quotidiana. A commentarne i contenuti è Giorgio Pablo Vallasciani, coordinatore regionale di ORA! Umbria, il movimento nato per rappresentare il mondo produttivo di imprese e lavoratori colpito dal declino economico del territorio. Secondo l’analisi, la tenuta occupazionale registrata nel breve periodo non basta a nascondere un problema strutturale che riguarda la perdita di potere d’acquisto dei lavoratori privati umbri, pari all’8% tra il 2008 e il 2023, un dato peggiore rispetto al -6,2% rilevato a livello nazionale nello stesso arco temporale.
Alla base della stagnazione salariale, spiega il rapporto, c’è l’incapacità del sistema produttivo regionale di generare valore aggiunto sufficiente. Un limite che si lega direttamente al secondo grande nodo evidenziato dagli analisti di Bankitalia: il blocco dell’innovazione. Tra il 2019 e il 2024 l’intensità brevettuale umbra si è attestata su livelli inferiori alla metà della media italiana, con una concentrazione ancora forte su tecnologie tradizionali e una presenza quasi nulla nei settori digitali. Anche sotto il profilo qualitativo il quadro non migliora: le citazioni dei brevetti umbri risultano inferiori del 60% rispetto alla media dell’Unione Europea, segnale di una ricerca poco competitiva sul piano internazionale.
Di fronte a questi numeri, secondo ORA! Umbria, la politica regionale mostra segni di paralisi. Da una parte il dibattito pubblico tende a concentrarsi sulle polemiche contingenti e sulle emergenze del momento, senza riuscire a costruire una proposta organica di sviluppo per il territorio. Dall’altra, la maggioranza regionale rischierebbe di adagiarsi su segnali di stabilità solo apparenti, dedicando energie a provvedimenti dal forte valore simbolico ma di scarso impatto economico, come il Testo Unico sulla Cultura, più utile in ottica di campagna elettorale che di rilancio produttivo. Un possibile cambio di passo, sostiene Vallasciani, potrebbe arrivare dal confronto con la componente più pragmatica dell’opposizione, quella più attenta alle esigenze del tessuto produttivo regionale.
Il documento di ORA! Umbria individua tre priorità strategiche per invertire la rotta. La prima riguarda l’integrazione tra Università e imprese: l’obiettivo è collegare stabilmente l’Ateneo di Perugia e i centri di ricerca al sistema industriale regionale, così da trasformare la conoscenza scientifica in spin-off e occupazione qualificata, anche attraverso riforme nazionali sul trasferimento tecnologico. La seconda priorità punta a superare la monocultura del turismo: la spesa turistica pesa per il 9,3% sui consumi interni regionali, ma il settore genera precarietà, stagionalità e retribuzioni contenute. Per questo, secondo il movimento, il turismo dovrebbe restare un tassello dell’economia umbra e non il suo fulcro. La terza priorità riguarda gli investimenti ad alto valore aggiunto, con il rilancio della manifattura avanzata, dell’innovazione digitale e dell’attrazione di nuovi capitali, strumenti ritenuti indispensabili per frenare la fuga dei giovani qualificati verso altre regioni.
Per ORA! Umbria le difficoltà economiche del territorio non nascono dalle crisi globali più recenti, ma sono il sintomo di limiti strutturali storici che precedono le contingenze internazionali. Continuare a discutere solo delle emergenze quotidiane, secondo il coordinatore regionale del movimento, significa ignorare la realtà di un territorio che si sta progressivamente impoverendo e di un numero crescente di cittadini costretti a lasciarlo per cercare altrove migliori opportunità di lavoro.
Seguici su
Aggiungi perugiatomorrow.it alle tue fonti preferite e ricevi i nostri contenuti in cima ai risultati di ricerca.