L’Umbria si colloca al terzo posto in Italia per soddisfazione lavorativa, con il 57,5% degli occupati che nel 2024 ha assegnato un voto tra 8 e 10 a sei dimensioni concrete del proprio impiego. Il dato emerge dall’elaborazione della Camera di Commercio dell’Umbria su dati Istat, pubblicata il 20 giugno 2026, e riguarda sia i dipendenti sia i lavoratori autonomi dell’intera regione. Solo Trentino-Alto Adige (62,3%) e Valle d’Aosta (59,8%) registrano valori più elevati.
Il vantaggio umbro rispetto alle altre aree geografiche è consistente: 3,5 punti percentuali sul Centro Italia (54%), 4,7 sul Nord (52,8%), 6,4 sull’intera media nazionale (51,1%) e 12,1 punti sul Mezzogiorno (45,4%). Nell’Italia centrale, le Marche seguono a distanza ravvicinata con il 57,4%, mentre Lazio (54,3%) e Toscana (51,5%) restano più distaccate.
Come viene misurata la soddisfazione lavorativa
Il rilevamento Istat non si basa su una generica domanda di gradimento, ma su sei aspetti specifici: guadagno, sviluppo professionale, ore lavorate, stabilità del posto, distanza casa-lavoro e interesse per l’attività svolta. La soglia dell’8 su 10 rende la misura particolarmente selettiva. Per i dipendenti il questionario include una domanda sulle opportunità di carriera; per i lavoratori autonomi e i collaboratori, il focus si sposta sul giro d’affari.
Il 42,5% che non raggiunge quella soglia non coincide automaticamente con gli insoddisfatti: una diversa indagine Istat — Multiscopo “Aspetti della vita quotidiana” — rileva che il 77,6% degli occupati italiani si dichiara complessivamente molto o abbastanza soddisfatto del proprio lavoro, con scarti minimi tra Nord (78%), Centro (77,2%) e Mezzogiorno (77,1%).
Continuità e stabilità: le ragioni del primato
Gli indicatori di contesto suggeriscono che il fattore determinante sia la continuità occupazionale. Nel 2024 solo il 2,8% degli umbri occupati temeva di perdere il lavoro senza trovarne uno equivalente, contro il 3,2% della media italiana. Le transizioni da lavoro instabile a stabile hanno riguardato il 20,4% dei lavoratori regionali, rispetto al 16,6% nazionale.
Anche la struttura familiare riflette questa stabilità: solo il 6,2% dei nuclei senza pensionati e con persona di riferimento under 65 vive senza alcun occupato, contro il 9% nazionale; il 60,8% conta invece almeno due persone al lavoro, rispetto al 53,6% medio italiano.
Nel 2025 gli occupati umbri hanno raggiunto quota 377.800, con un incremento di circa 4.700 unità rispetto al 2024 (+1,3%), superiore alla crescita registrata a livello nazionale (+0,8%) e nel Centro (+0,5%). Il tasso di occupazione nella fascia 15-64 anni è salito dal 68% al 69,1%, secondo nell’Italia centrale solo dopo la Toscana (70,5%).
Il cambio di motore nel mercato del lavoro 2025
Il biennio 2024-2025 mostra tuttavia una trasformazione strutturale: dopo la crescita del 3,2% nel 2024, l’espansione del 2025 è interamente trainata dal lavoro autonomo, aumentato di oltre 6.100 unità (da 82.600 a 88.800), mentre i dipendenti sono scesi di circa 1.400 unità (da 290.400 a 289.000). Il mercato si allarga, ma non attraverso una crescita uniforme del lavoro subordinato.
L’altra faccia: retribuzioni, competenze e infortuni
I limiti strutturali del modello umbro emergono su più fronti. La retribuzione media annua dei dipendenti è inferiore dell’11,2% rispetto alla media nazionale. Il 25,7% dei laureati svolge mansioni al di sotto del titolo di studio conseguito, segnale di un sottoutilizzo del capitale umano. Il part-time involontario interessa il 10,2% degli occupati, contro l’8,5% italiano; il lavoro da remoto si ferma al 6,4%, rispetto al 10,3% della media nazionale.
Il dato più critico riguarda la sicurezza sul lavoro: nell’ultimo rilevamento disponibile, relativo al 2022, gli infortuni mortali o con inabilità permanente ammontano a 17,8 ogni 10.000 occupati, contro gli 11 della media italiana — un valore di quasi il 62% superiore. Sul piano della produttività, tra il 2007 e il 2023 il valore aggiunto per ora lavorata è diminuito del 6,7% in Umbria, mentre a livello nazionale è cresciuto del 4%.
Giorgio Mencaroni, presidente della Camera di Commercio dell’Umbria, ha commentato: «Questo risultato è una risorsa produttiva, non un certificato di perfezione. Dice che in Umbria il lavoro conserva continuità, responsabilità e riconoscibilità, sia tra i dipendenti sia tra gli autonomi. Ma la fiducia non può sostituire salari adeguati, prospettive, sicurezza e pieno impiego delle competenze. […] Trasformare la soddisfazione in produttività e attrattività è la sfida che abbiamo davanti».
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