Roma, 13 maggio 2026 – Campidoglio
Si è tenuta nella storica cornice della Sala del Carroccio, all’interno del Campidoglio, la cerimonia ufficiale del premio “Voci e Visioni”, iniziativa culturale ideata da Alessandro Scarnecchia, direttore di Terza Pagina Magazine, e sostenuta da Svetlana Celli.
Tra i protagonisti più significativi dell’edizione 2026 figura Giacomo Innocenzi, autore del format social “Pour parler”, premiato per il suo contributo originale alla narrazione digitale contemporanea. Un progetto capace di coniugare immediatezza comunicativa e profondità, raccontando la realtà attraverso uno stile diretto, autentico e accessibile.
Il riconoscimento assume un valore ancora più intenso alla luce della storia personale di Innocenzi, affetto da anni da sclerosi multipla. A ritirare il premio, in un momento particolarmente toccante della cerimonia, sono stati i genitori Maria Rita Angelini e Sergio Innocenzi, visibilmente emozionati, che hanno rappresentato il figlio davanti al pubblico e alle istituzioni presenti.
L’evento, andato in scena il 12 maggio e condotto dalla giornalista Francesca Rasi, ha riunito professionisti dell’informazione, artisti e rappresentanti del mondo culturale, confermandosi come appuntamento di rilievo nel panorama istituzionale romano.
Il premio “Voci e Visioni” si propone di valorizzare figure che, operando tra giornalismo, creatività visiva e ambienti digitali, contribuiscono a raccontare la realtà con consapevolezza e profondità critica. In questa prospettiva, il riconoscimento attribuito a Giacomo Innocenzi evidenzia il ruolo sempre più centrale della comunicazione digitale come spazio di espressione culturale e umana.
“Pour parler” si distingue infatti per la capacità di creare connessioni autentiche con il pubblico, affrontando temi contemporanei attraverso una narrazione inclusiva e partecipativa, in grado di superare le barriere tradizionali della comunicazione.
Durante la cerimonia, Alessandro Scarnecchia ha ribadito l’importanza di una comunicazione fondata su autenticità e rigore, capace di orientare il pubblico nella comprensione di una società complessa e in continua trasformazione.
La Sala del Carroccio, simbolo delle istituzioni capitoline, ha così ospitato una giornata dedicata alla creatività, alla resilienza e alla libertà espressiva, sottolineando il valore strategico della cultura nel dibattito contemporaneo. Il riconoscimento a Giacomo Innocenzi si inserisce in questo contesto come testimonianza concreta di come il digitale possa diventare strumento di racconto, consapevolezza e ispirazione.

Intervista a Maria Rita Angelini dopo il conferimento del premio “Voci e Visioni”
Lo sguardo emozionato, la voce composta ma attraversata da una profonda intensità. Nella cornice solenne del Campidoglio, Maria Rita Angelini ha ritirato il premio dedicato al figlio Giacomo Innocenzi. Un momento in cui il riconoscimento pubblico si intreccia con una storia personale fatta di coraggio, resilienza e amore per la comunicazione.
Signora Angelini, che emozione è stata ricevere questo premio per suo figlio in una sede così prestigiosa?
È stato un momento profondamente toccante. Il Campidoglio è un luogo simbolico, e sapere che il lavoro di mio figlio è stato riconosciuto proprio lì ci ha riempiti di orgoglio. È come se tutto il suo percorso, anche quello più difficile, avesse trovato una voce e un riconoscimento.
Il premio “Voci e Visioni” valorizza la narrazione contemporanea. Cosa rappresenta per Giacomo questo riconoscimento?
Rappresenta moltissimo. “Pour parler” nasce da un bisogno autentico di comunicare e di restare in contatto con gli altri. Questo premio dimostra che il suo messaggio arriva, che riesce a creare connessioni vere. È un riconoscimento che ha un valore umano, prima ancora che professionale.
Com’è Giacomo nella vita quotidiana, al di là del progetto “Pour parler”?
Giacomo è una persona sensibile, curiosa, sempre attenta agli altri. Ha una grande capacità di ascolto e una forza interiore che spesso sorprende anche noi. Nonostante le difficoltà, riesce a trovare motivazioni e a trasformarle in qualcosa di positivo.
Cosa rende “Pour parler” diverso da altri progetti digitali?
Credo la sua autenticità. Non è costruito, non segue logiche artificiali. È uno spazio vero, dove le parole hanno un peso e un significato. Le persone si riconoscono in quello che Giacomo ha saputo raccontare nel tempo perché nasce da un’esperienza reale.
Durante la cerimonia è stato citato il ruolo di Alessandro Scarnecchia. Che impressione ha avuto del suo lavoro?
Penso che abbia avuto una visione molto importante. Dare spazio a progetti come quello di mio figlio significa credere in una cultura che evolve, che si apre ai nuovi linguaggi senza perdere profondità. È stato un gesto di grande sensibilità.
Secondo lei, quanto è importante oggi che figure come Alessandro Scarnecchia valorizzino queste realtà?
È fondamentale. Oggi c’è bisogno di persone che sappiano riconoscere il valore autentico dei contenuti, al di là dei numeri o delle mode. Questo premio dimostra che esiste ancora attenzione per ciò che ha un significato vero.
Giacomo affronta da anni la sclerosi multipla. Quanto questa esperienza ha influenzato il suo percorso?
Fa parte della sua vita, ma non lo definisce completamente. Giacomo ha scelto di non arrendersi e di continuare a esprimersi. In qualche modo, anche attraverso la difficoltà, è riuscito a costruire un dialogo con gli altri.
Cosa direbbe oggi a suo figlio dopo questo riconoscimento?
Gli direi che siamo immensamente fieri di lui. Questo premio rappresenta quello che è: una persona autentica, determinata, capace di lasciare un segno nei cuori di tanti.
Se dovesse riassumere suo figlio in una sola parola, quale sceglierebbe?
Direi “forza”. Perché è quello che dimostra ogni giorno, anche quando non si vede.
“Giacomo non ha mai smesso di raccontare la vita, nemmeno nei momenti più difficili.”
Una frase che racchiude il senso più profondo di una storia che va oltre il riconoscimento ricevuto: quella di un giovane autore che, attraverso il digitale, continua a costruire relazioni, significati e speranza.
A cura di Ilaria Solazzo
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