Umbria sempre più isolata, la Cisl: “Serve intervento su infrastrutture e servizi”

Strade, ferrovie, fibra ottica e aree interne: la CISL Umbria denuncia un deficit strutturale che frena sviluppo, lavoro e coesione territoriale

La CISL Umbria lancia un allarme fondato sui numeri: i dati del recente rapporto OCSE, incrociati con le analisi dell’Agenzia Umbria Ricerche (AUR), fotografano una regione penalizzata su tutti i fronti infrastrutturali, materiali e immateriali. Il quadro che emerge è quello di un territorio che rischia, senza interventi strutturali urgenti, di approfondire il proprio divario rispetto al resto del Paese e dell’Europa. A sintetizzare la posizione del sindacato è il segretario regionale Giuliano Bicchieraro, che individua nel ritardo infrastrutturale non soltanto un problema di mobilità, ma “una vera e propria questione di diritti di cittadinanza, accesso al lavoro, pari opportunità tra territori”.

Accessibilità stradale e ferroviaria: l’Umbria nel 20% peggiore d’Europa

Sul piano delle infrastrutture materiali, l’Umbria occupa una posizione preoccupante nelle classifiche comparative. La regione si colloca al quarto posto per peggior accessibilità stradale in Italia e nel 20% peggiore a livello europeo. La rete ferroviaria registra standard al di sotto delle medie continentali, con l’assenza dell’alta velocità come elemento di svantaggio strutturale rispetto alle regioni confinanti.

A confermare la percezione diffusa tra i cittadini è un dato significativo: soltanto il 43,1% degli umbri si dichiara soddisfatto del trasporto pubblico locale, uno dei livelli più bassi tra le regioni monitorate dall’OCSE. Le analisi dell’AUR convergono su questo punto, evidenziando tempi di percorrenza elevati, scarsa integrazione tra trasporto su gomma e su ferro e difficoltà sistemiche nei collegamenti interni, con ricadute dirette sulla qualità del lavoro e sulla competitività delle imprese.

Divario digitale: fibra e connessioni mobili sotto la media nazionale ed europea

Le criticità non si limitano alle infrastrutture fisiche. Sul fronte delle infrastrutture immateriali, l’Umbria registra ritardi che frenano la transizione digitale del sistema economico regionale. Solo il 52% della popolazione è raggiunto dalla fibra ottica, contro il 61% della media italiana e il 65% di quella europea. Le velocità di connessione mobile risultano inferiori del 40-50% rispetto alla media OCSE, e la regione figura tra le cinque peggiori in Italia per velocità della rete fissa.

Secondo la CISL Umbria, questi numeri si riflettono direttamente su produttività, innovazione e capacità di attrarre investimenti, colpendo in modo particolare le PMI e i territori più periferici, già svantaggiati sul piano della connettività fisica.

Aree interne: spopolamento e circolo vizioso dei servizi

Le criticità infrastrutturali assumono carattere ancora più grave nelle aree interne, dove si concentra una parte rilevante del territorio umbro. Il rapporto OCSE evidenzia come il calo demografico sia più intenso nei comuni isolati, innescando quello che la CISL definisce un “circolo vizioso”: meno abitanti portano a meno servizi, che generano meno opportunità di lavoro, alimentando ulteriore spopolamento.

A complicare il quadro, il 72% dei fondi destinati alle aree interne è stato impegnato con ritardi significativi nell’attuazione degli interventi. L’AUR aveva già rilevato questa tendenza, segnalando invecchiamento della popolazione, desertificazione produttiva e riduzione dei servizi essenziali, soprattutto nelle zone appenniniche e rurali.

Le proposte della CISL Umbria: alta velocità, banda larga e politiche integrate

Di fronte a questo scenario, la CISL Umbria avanza un pacchetto di proposte concrete. Il sindacato chiede una maggiore integrazione della regione nelle reti nazionali ad alta velocità, investimenti sulla qualità e sicurezza della rete stradale, il potenziamento del trasporto pubblico locale con una maggiore integrazione modale, l’accelerazione sulla banda larga e sulla fibra ottica nelle aree interne, e il rafforzamento delle politiche per i territori periferici, superando frammentazione e ritardi attuativi.

La posizione della CISL si traduce nella richiesta di una strategia regionale concertata e partecipata, capace di connettere i territori, creare lavoro di qualità e contrastare lo spopolamento. Come sottolinea Bicchieraro, “l’isolamento non è un destino, è una condizione che va superata con scelte politiche coraggiose e investimenti concreti”.

Redazione

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