Per giovedì 7 maggio 2026 la Flc Cgil ha proclamato uno sciopero nazionale dell’intera giornata contro la riforma degli istituti tecnici. La mobilitazione coinvolgerà personale docente, dirigenti scolastici e personale Ata impegnati nell’istruzione tecnica. In Umbria, i lavoratori si ritroveranno alle 11 davanti alla prefettura di Perugia, in piazza Italia, per un presidio di protesta contro il nuovo impianto della riforma.
L’iniziativa, spiegano dal sindacato, punta a chiedere il rinvio della riforma dell’istruzione tecnica per consentire un confronto con il mondo della scuola e con le parti sociali interessate. Secondo la Flc Cgil, il progetto rischia di modificare profondamente l’impostazione dell’istruzione tecnica italiana.
Le critiche del sindacato alla riforma
“La riforma degli istituti tecnici rappresenta una minaccia per la qualità dell’istruzione tecnica, da sempre considerata un punto di forza della scuola italiana”, ha dichiarato Moira Rosi, segretaria regionale della Flc Cgil Umbria.
Secondo il sindacato, le modifiche previste comporterebbero tagli sia alle materie di cultura generale sia a quelle professionalizzanti, con conseguenze sul percorso formativo degli studenti e sull’offerta didattica complessiva.
La Flc Cgil sottolinea inoltre che la riforma potrebbe determinare una significativa riduzione dei posti di lavoro per docenti e personale Ata, aumentando l’incertezza tra i lavoratori del settore scolastico.
I punti contestati dalla Flc Cgil
Tra gli aspetti maggiormente criticati dal sindacato figurano l’anticipazione dei percorsi di alternanza al secondo anno, la riduzione delle ore dedicate a italiano, lingue e scienze e l’introduzione dei “Patti educativi 4.0”, che secondo la Flc Cgil finirebbero per vincolare l’offerta formativa ai fabbisogni delle imprese locali.
“Il nuovo modello proposto sembra piegarsi alle esigenze delle imprese locali, a scapito della formazione completa degli studenti”, ha aggiunto Moira Rosi.
La Flc Cgil contesta inoltre “l’impianto complessivo di una riforma che non aggiunge risorse, riduce il tempo scuola, mortifica le discipline culturali di base e orienta la scuola verso una funzione di pre-avviamento al lavoro”.
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