Inflazione e povertà, in Umbria cresce il divario sociale

I rincari colpiscono di più le famiglie fragili: oltre 120mila persone a rischio povertà nella regione

L’inflazione in Italia continua a incidere in modo differenziato sulle famiglie, con effetti più pesanti per quelle con minore capacità di spesa. Secondo l’analisi riportata dal Sole 24 Ore sulle audizioni al Documento di finanza pubblica, a fronte di un’inflazione media intorno al 3 per cento, l’impatto reale sale al 3,5 per cento per il 20 per cento delle famiglie più povere, mentre si ferma al 2,9 per cento per quelle più abbienti. Il fenomeno, osservato a livello nazionale, trova una conferma evidente anche in Umbria, dove la struttura dei consumi amplifica le disuguaglianze.

Il ruolo dei consumi essenziali

Alla base di questo divario c’è la composizione della spesa: energia e beni alimentari, che hanno registrato i rincari più consistenti, rappresentano una quota molto più elevata nei bilanci delle famiglie a basso reddito. Si tratta di spese difficilmente comprimibili, che rendono queste categorie particolarmente esposte agli aumenti dei prezzi. In scenari più critici, legati a ulteriori rialzi dei costi energetici, il divario tra ricchi e poveri potrebbe ampliarsi fino a quasi un terzo.

Umbria, cresce il rischio povertà

In Umbria il quadro economico evidenzia segnali di peggioramento. Nel 2024 la quota di popolazione a rischio di povertà ha raggiunto il 12,3 per cento, in aumento rispetto al 10,6 per cento del 2023. Complessivamente, oltre 120mila persone vivono in condizioni di difficoltà economica, un dato in linea con la media nazionale ma più elevato rispetto ad altre regioni del Centro-Nord. La povertà relativa coinvolge circa il 10 per cento delle famiglie e oltre il 13 per cento degli individui.

Le categorie più esposte

L’incidenza della povertà non è uniforme e colpisce maggiormente alcune tipologie di nuclei familiari. Il fenomeno raggiunge il 18,1 per cento nelle famiglie con figli, il 17,6 per cento nei nuclei con almeno tre componenti e arriva al 25,7 per cento in presenza di minori. Ancora più critica la situazione delle famiglie con un solo reddito, dove la quota sale al 32,8 per cento. Tra i nuclei stranieri, circa un terzo si trova in condizioni di difficoltà economica.

Queste categorie destinano una parte significativa del proprio reddito a beni essenziali, risultando quindi più vulnerabili all’aumento dei prezzi.

Spesa familiare e rincari energetici

Le famiglie umbre presentano una spesa mensile mediamente compresa tra 2.400 e 2.600 euro, inferiore alla media nazionale, ma caratterizzata da una forte rigidità. Oltre il 60 per cento del budget familiare è destinato a casa, energia, alimentari e trasporti. Nel dettaglio, abitazione ed energia assorbono circa il 30 per cento, gli alimentari quasi il 18 per cento e i trasporti il 15 per cento.

Particolarmente rilevante è il peso dell’energia: la spesa annua supera i 1.500 euro per famiglia, con oltre il 40 per cento dei nuclei che segnala un aumento significativo dei costi. Un elemento che incide soprattutto sulle fasce più deboli, che dispongono di minori margini per riequilibrare il bilancio domestico.

Un impatto sociale oltre i numeri

Nonostante un’inflazione regionale che nel 2025 si mantiene tra l’1,2 e l’1,5 per cento, con un aumento medio di 300-400 euro annui per famiglia, gli effetti sociali risultano più marcati. Il fattore determinante non è tanto il livello generale dei prezzi, quanto la struttura dei redditi e dei consumi, che espone maggiormente le famiglie vulnerabili.

Redazione

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