Un articolato sistema illecito finalizzato alla somministrazione fraudolenta di manodopera è stato scoperto a Gubbio dalla Guardia di Finanza di Perugia, su delega della Procura della Repubblica. L’inchiesta ha coinvolto otto persone organizzate in un’associazione a delinquere, con ramificazioni in sette regioni italiane e il coinvolgimento di 63 aziende, accusate di aver utilizzato fatture false per un valore complessivo vicino al milione di euro. Le attività investigative, sviluppate dalla Tenenza di Gubbio, hanno fatto emergere un sistema volto a truffare INPS, INAIL e l’Erario, generando un consistente danno economico e previdenziale.
Il sistema illecito e la rete organizzata
Al centro dell’operazione due imprenditori eugubini che avevano ideato un meccanismo basato sull’interposizione fittizia di una ditta individuale e di una società con sede a Gubbio. Queste strutture venivano utilizzate per simulare rapporti di lavoro formalmente regolari, ma di fatto privi delle tutele previste dalla normativa. In questo modo, le imprese clienti riuscivano a ottenere un abbattimento dei costi della manodopera tra il 25% e il 35%, creando una forte distorsione della concorrenza.
Il sistema si reggeva anche su una rete capillare di intermediari, definiti “agenti di zona”, operativi in Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna, Toscana, Marche, Umbria e Puglia. Questi soggetti avevano il compito di individuare nuove aziende interessate al servizio illecito, operanti in diversi settori, tra cui ristorazione, edilizia, servizi di pulizia, attività ricettive e spettacolo.
Evasione fiscale e danni ai lavoratori
Le indagini hanno accertato che le due aziende coinvolte omettevano sistematicamente il versamento di contributi previdenziali e assicurativi, oltre a non adempiere agli obblighi fiscali relativi a IVA e imposte sui redditi. Questo consentiva loro di offrire servizi a prezzi inferiori rispetto al mercato, attirando numerosi clienti.
Parallelamente, i lavoratori impiegati risultavano privi delle principali garanzie, tra cui copertura assicurativa, contributi pensionistici, formazione e visite mediche periodiche. In diversi casi, venivano applicate tariffe orarie inferiori a quelle stabilite dai contratti collettivi nazionali, aggravando ulteriormente la situazione.
I risultati delle indagini
L’attività investigativa, inizialmente avviata dall’INPS e dal Nucleo Carabinieri presso l’Ispettorato del Lavoro di Perugia, è stata successivamente sviluppata dalla Guardia di Finanza con approfonditi accertamenti di polizia economico-finanziaria. Questo ha permesso di recuperare a tassazione oltre 200.000 euro ai fini IVA e più di 360.000 euro per imposte dirette.
Al termine delle operazioni, sono stati segnalati alla Procura della Repubblica di Perugia 71 soggetti, di cui 63 per utilizzo di fatture false e 8 per emissione delle stesse. Inoltre, sono state avviate procedure per la chiusura delle partite IVA delle aziende coinvolte e per l’applicazione di sanzioni amministrative alle imprese clienti.
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