Arrivano ulteriori dettagli sulla tragedia che si è consumata nella serata del 21 aprile 2026 a Magione, in località La Goga, dove i gemelli Giacomo e Francesco Fierloni, entrambi di 22 anni e prossimi a compierne 23, hanno perso la vita dopo essere stati folgorati da una linea elettrica di media tensione. I due giovani si trovavano nelle campagne per recuperare un piccione da richiamo, quando un gesto accidentale si è trasformato in un dramma irreversibile.
La dinamica dell’incidente
Secondo le prime ricostruzioni dei Carabinieri della Compagnia di Città della Pieve, coordinati dal capitano Riccardo Bevilacqua, i due fratelli stavano cercando di recuperare un volatile utilizzando una canna di carbonio. Durante l’operazione, avrebbero urtato i cavi elettrici da 20.000 Volt, provocando una scarica letale.
L’ipotesi più accreditata, supportata anche dai cosiddetti “marchi elettrici” rilevati sui corpi, è che uno dei due sia stato colpito per primo mentre teneva il palo, e che l’altro abbia tentato di soccorrerlo, rimanendo a sua volta folgorato.
L’allarme e i soccorsi
A lanciare l’allarme è stato lo zio paterno, preoccupato per il mancato rientro e per l’assenza di risposte al telefono. Fondamentale per localizzare i due giovani è stata la posizione condivisa da uno dei fratelli con la fidanzata. Una volta raggiunto il luogo, però, non c’era già più nulla da fare.
Sul posto sono intervenuti i sanitari del 118, anche con l’elisoccorso, che hanno tentato senza successo le manovre di rianimazione. Presenti anche i Vigili del Fuoco, che hanno provveduto al recupero delle salme in un’area impervia.
Accertamenti e indagini
I corpi dei due ragazzi sono stati trasferiti all’istituto di medicina legale di Perugia, dove la dottoressa Anna Maria Verdelli ha effettuato una prima ricognizione cadaverica, confermando la compatibilità con la dinamica ipotizzata. La pubblico ministero Annamaria Greco valuterà nelle prossime ore se disporre ulteriori accertamenti, tra cui l’eventuale autopsia.
Una comunità sconvolta
I due giovani lavoravano nell’azienda termoidraulica di famiglia e avevano deciso di uscire nel tardo pomeriggio per allenare gli uccelli da richiamo in vista della stagione venatoria. Una routine che si è trasformata in tragedia, lasciando sgomenta un’intera comunità.
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