“Archeodesign” presenta una nuova visione del patrimonio culturale

Il progetto innovativo di ricerca che unisce archeologia e design contemporaneo si prepara a varcare i confini nazionali, con la presentazione ufficiale al Salone internazionale del Libro di Torino

Il progetto “Archeodesign” ha guadagnato un posto di rilievo come una best practice internazionale, in grado di dialogare tra archeologia e product design. Questa iniziativa di ricerca, che ha preso vita grazie alla collaborazione tra l’Accademia “Vannucci” e il Museo Archeologico Nazionale dell’Umbria (MANU), non solo ha dato vita a una pubblicazione innovativa, ma ha anche aperto la strada per l’esportazione del modello in altre realtà italiane e internazionali.

Un modello di ricerca che unisce passato e futuro

La presentazione in anteprima del volume “Archeodesign – dialogo tra archeologia e product design”, edito da L’Erma di Bretschneider, ha avuto luogo alla Galleria Nazionale dell’Umbria, durante un evento che ha suscitato grande interesse. La pubblicazione documenta un percorso di ricerca che ha visto prodotti di design contemporaneo ispirati ai reperti archeologici custoditi nel MANU, dando vita a una rilettura moderna e inedita del patrimonio culturale. Il progetto ha coinvolto oltre 100 studenti e 50 realtà produttive, sia a livello nazionale che internazionale, creando un punto di incontro tra innovazione e tradizione.

La sinergia tra istituzioni e formazione

Il valore del progetto è stato sottolineato dai protagonisti stessi, a partire dal direttore del MANU, Costantino D’Orazio, che ha evidenziato come “Archeodesign” rappresenti un modello di museo aperto e contemporaneo, dove la ricerca e la progettazione si intrecciano, rendendo il patrimonio culturale più accessibile e attuale. Un approccio che ha saputo integrare l’antico con il moderno, coinvolgendo gli studenti in un processo formativo che ha trasformato i reperti archeologici in veri e propri punti di partenza per nuove interpretazioni creative.

La Direttrice dell’Accademia di Belle Arti “Pietro Vannucci”, Tiziana D’Acchille, ha sottolineato come “Archeodesign” abbia creato una metodologia di lavoro strutturata, pronta a diventare un punto di riferimento per musei e istituzioni educative a livello internazionale. Inoltre, l’Accademia sta già lavorando per esportare il modello, supportata dall’impegno delle istituzioni locali, tra cui il Direttore dei Musei Nazionali di Perugia, Costantino D’Orazio, che ha confermato la disponibilità a mettere a disposizione una rete di relazioni istituzionali per ampliare i confini del progetto.

La visione del museo come spazio dinamico

La Direttrice del MANU, Tiziana Caponi, ha parlato del progetto come di un’occasione per trasformare il museo in uno spazio dinamico, dove il patrimonio archeologico non è più statico, ma reinterpretato attraverso il design. “Archeodesign”, ha detto Caponi, ha generato nuove forme di conoscenza, creando un ponte tra passato, presente e futuro.

Le autrici del volume, le docenti Elisabetta Furin e Maddalena Vantaggi, hanno illustrato i dettagli del progetto e la sua evoluzione, con l’aiuto delle immagini inedite curata dal designer Paul Henry Robb, che ha documentato visivamente il lavoro dei laboratori. Le fotografie, presenti nel volume di quasi trecento pagine, mostrano la trasformazione dei reperti in ispirazione progettuale, rendendo tangibile l’interazione tra archeologia e design contemporaneo.

Il debutto internazionale al Salone del Libro di Torino

Il progetto “Archeodesign” non si ferma alla presentazione perugina: il volume sarà presentato ufficialmente al Salone internazionale del Libro di Torino il prossimo 18 maggio, nello stand della Regione Umbria. La pubblicazione bilingue (italiano e inglese) rappresenta un manifesto di una nuova metodologia per la valorizzazione del patrimonio archeologico, proponendo un dialogo tra cultura del design e archeologia capace di trasformare i reperti in fonti di ispirazione per l’industria creativa.

Redazione

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