È stata emessa lunedì alle ore 13 dalla Corte d’Assise di Terni la sentenza di primo grado che ha condannato all’ergastololo Nicola Gianluca Romita, agente di commercio 48enne, ritenuto responsabile del femminicidio della moglie Laura Papadia, 36 anni, avvenuto il 26 marzo 2025 all’interno della loro abitazione di Spoleto, dove la donna era stata trovata strangolata. La decisione è arrivata dopo una camera di consiglio durata circa due ore ed è stata pronunciata dal collegio presieduto da Simona Tordelli, con giudice a latere Biancamaria Bertan.
L’imputato era accusato di omicidio volontario aggravato dal vincolo coniugale. Nel corso del procedimento, la Procura di Spoleto aveva richiesto una condanna a 30 anni di reclusione, con il riconoscimento delle attenuanti generiche equivalenti alle aggravanti contestate. La Corte ha invece stabilito una pena inferiore rispetto alla richiesta dell’accusa.
Oltre alla condanna detentiva, i giudici hanno disposto per Romita la decadenza dalla responsabilità genitoriale, l’interdizione perpetua dai pubblici uffici e l’interdizione legale per tutta la durata della pena. Il 48enne, reo confesso e detenuto sin dalle ore immediatamente successive al delitto, resterà quindi in carcere per scontare la condanna inflitta.
Sul fronte civile, la Corte ha riconosciuto il diritto al risarcimento dei danni alle parti civili costituite nel processo. In particolare, è stata stabilita una provvisionale immediatamente esecutiva di 100 mila euro in favore del padre della vittima, Maurizio Papadia, mentre ai fratelli Alessandro e Fabio sono stati riconosciuti 50 mila euro ciascuno. Ulteriori risarcimenti sono stati disposti anche per il Comune di Spoleto, a cui spettano 10 mila euro, e per l’associazione “Per Marta e per tutte”, destinataria di 8 mila euro, oltre alle spese legali già quantificate per l’ente pubblico.
La sentenza ha inoltre previsto il dissequestro delle somme di denaro rinvenute nell’abitazione di via Portafuga, che saranno restituite ai familiari della vittima una volta che il provvedimento diventerà definitivo. Per le altre somme sequestrate nel corso delle indagini è stata invece stabilita una divisione in parti uguali tra i familiari di Laura Papadia e lo stesso imputato.
All’esterno del tribunale, al termine dell’udienza, il padre della vittima, Maurizio Papadia, ha dichiarato: «Sono comunque molto provato, Laura non me la ridà nessuno». Il fratello Fabio ha commentato l’esito del processo affermando: «Non possiamo dirci felici ovviamente, ma la giustizia ha fatto il suo dovere. Lui non l’ha solo uccisa, ma ha tentato di farla passare per quello che non era». La difesa dell’imputato ha annunciato l’intenzione di presentare ricorso in appello
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