Al termine della requisitoria davanti alla Corte d’Assise di Terni, il pubblico ministero Alessandro Tana ha chiesto una pena di 30 anni di reclusione per Nicola Gianluca Romita, l’agente di commercio di 48 anni accusato dell’omicidio volontario della moglie Laura Papadia. Il delitto, avvenuto la mattina del 26 marzo 2025 nell’abitazione della coppia a Spoleto, è stato definito dal pm come un femminicidio, aggravato dal vincolo coniugale.
La dinamica del femminicidio
Il pm ha sottolineato che, pur trattandosi di un omicidio volontario, non sarebbe stato premeditato. L’aggravante del vincolo coniugale, dunque, è stata bilanciata dalle attenuanti generiche derivanti dalla condotta processuale collaborativa dell’imputato e dalla difesa. Secondo l’accusa, Romita ha strangolato la moglie mentre si trovavano nella loro abitazione di via Porta Fuga a Spoleto.
L’attesa della sentenza
La sentenza è attesa per la prossima udienza, fissata per lunedì 13 aprile. In quell’occasione, la Corte d’Assise di Terni, presieduta dal giudice Simona Tordelli, deciderà se accogliere la richiesta del pubblico ministero o formulare una decisione differente in merito alla pena da infliggere a Nicola Gianluca Romita.
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