Durante la terza udienza del processo per il femminicidio di Laura Papadia, uccisa dal marito Nicola Gianluca Romita il 26 marzo 2025 a Spoleto, l’imputato ha confessato l’omicidio, dichiarando di essere colpevole dell’aggressione che ha portato alla morte della moglie. Tuttavia, Romita ha ribadito più volte di non ricordare nulla dell’aggressione, sostenendo che quelle ore di violenza fossero «percepite come un minuto» a causa di una percezione alterata del tempo dovuta all’abuso di alcol. Durante l’esame, l’imputato ha ammesso che l’aggressione alla 37enne è avvenuta a seguito di una lite sul desiderio della moglie di avere un figlio, un tema che aveva già causato tensioni all’interno della coppia.
La dinamica della sera del 25 marzo e i tentativi di suicidio
Romita ha raccontato come la sera del 25 marzo fosse iniziata in modo apparentemente tranquillo, con una cena a casa dopo una giornata che lo aveva visto impegnato in compere con la moglie. Tuttavia, l’ennesima discussione riguardo al desiderio di maternità di Laura ha fatto scattare una lite violenta. L’imputato ha dichiarato di non ricordare i dettagli dell’aggressione, se non che, in un momento di furia, avrebbe spinto Laura contro l’armadio e, successivamente, l’avrebbe strangolata. Dopo aver preso coscienza di ciò che aveva fatto, Romita ha tentato più volte di togliersi la vita, prima a casa e poi al Ponte delle Torri di Spoleto, dove è stato trovato dopo aver trascorso tre ore a camminare senza riuscire a compiere il gesto estremo.
L’analisi dei dispositivi elettronici e la richiesta di perizia
Durante l’udienza, è emersa una richiesta delle parti civili di sottoporre a perizia gli smartphone di Romita e di Laura Papadia, recuperati in due tempi nella zona del Ponte delle Torri. I dispositivi, infatti, non sono stati ancora analizzati per questioni tecniche, ma il consulente delle parti civili, Salvatore Filograno, ha proposto di cercare di risolvere il problema per estrarre i dati. La Corte d’Assise ha deciso di riservarsi sulla questione, rimandando la decisione a dopo l’istruttoria dibattimentale.
La testimonianza del fratello di Laura Papadia
Nel corso dell’udienza è stato sentito anche il fratello della vittima, Fabio Papadia, che ha raccontato di come la sorella fosse cambiata dopo il matrimonio con Romita, descrivendo come i suoi rapporti sociali si fossero progressivamente ridotti, allontanandosi anche dalla sua famiglia. Questa testimonianza ha fatto emergere ulteriormente la sofferenza della vittima, che avrebbe vissuto un matrimonio difficile, contrassegnato da discussioni legate soprattutto al desiderio di avere un figlio da parte di Laura.
Le parole di Romita sulla relazione con la moglie
Romita ha anche raccontato che i problemi con la moglie erano iniziati verso la fine del 2024, quando lui, già padre di due figli da precedenti relazioni, si era mostrato contrario al desiderio di lei di diventare madre. Ha anche rivelato di aver avuto rapporti sessuali non protetti con Laura nelle prime settimane del 2025, ma i test di gravidanza successivi avevano dato esito negativo.
Le conseguenze legali e il futuro del processo
L’imputato, difeso dagli avvocati Luca Maori e Luca Valigi, ha chiuso il suo intervento dicendo di non aver avuto la forza di suicidarsi. Il processo per il femminicidio è ancora in corso, con la Corte d’Assise di Terni che ha deciso di continuare l’istruttoria. Romita è stato arrestato il 26 marzo 2025 e ora si trova in carcere. La sua difesa è stata chiamata a chiarire le circostanze di quanto accaduto quella tragica notte.
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