La provincia di Perugia registra una contrazione del 7,7% delle imprese alberghiere tra il terzo trimestre 2021 e il terzo trimestre 2025, un dato inferiore rispetto alla media regionale e al calo più marcato registrato nella provincia di Terni. Al tempo stesso, il territorio perugino conferma il proprio ruolo di principale bacino dell’offerta ricettiva regionale, con una crescita del 34,2% degli affitti brevi che, pur inferiore in termini percentuali a quella ternana, consolida la leadership quantitativa nell’ospitalità diffusa.
I dati emergono dal report realizzato da Unioncamere con la collaborazione della Camera di Commercio dell’Umbria, basato sui dati del Registro delle imprese. L’analisi documenta una riconfigurazione del sistema di ospitalità che attraversa l’intera regione, con modalità e intensità differenziate tra i territori.
Sul fronte della ristorazione, Perugia mostra una crescita più contenuta (+0,8%) rispetto a Terni, ma contribuisce alla tenuta complessiva del settore regionale che registra un incremento dell’1,5%, il migliore tra le regioni del Centro Italia.
La dinamica regionale dell’ospitalità
L’Umbria sta attraversando una trasformazione lenta ma inequivocabile del proprio sistema turistico. Tra il terzo trimestre 2021 e il terzo trimestre 2025 le imprese alberghiere regionali sono scese da 458 a 420 unità, con un calo dell’8,3%. Un dato che colloca la regione al quarto posto in Italia per contrazione, subito dopo Lazio (–13,3%), Marche (–12,9%) e Molise (–10,1%).
La provincia di Terni mostra la flessione più marcata (–11,3%, da 80 a 71 strutture), mentre Perugia limita la contrazione al –7,7%, evidenziando una maggiore capacità di tenuta del comparto alberghiero tradizionale. Sul fronte degli affitti brevi, Terni registra l’incremento percentuale più elevato (+39,6%), mentre Perugia, pur crescendo a un ritmo inferiore (+34,2%), mantiene il primato assoluto nell’offerta regionale.
A livello regionale, le imprese di “Servizi di alloggio per vacanze e altri soggiorni di breve durata” passano da 499 a 675 unità, con un incremento del 35,3%. Un valore inferiore alla media nazionale (+42,1%), ma che colloca l’Umbria seconda nel Centro Italia dopo le Marche (+44,1%), davanti a Lazio (+34,8%) e Toscana (+18,7%).
Scenario nazionale e densità territoriali
Il quadro nazionale fornisce il contesto interpretativo delle dinamiche regionali. In Italia, negli ultimi quattro anni, le imprese di “Servizi di alloggio di alberghi e simili” sono diminuite del 5,2%, mentre quelle legate agli alloggi per vacanze sono cresciute del 42,1%, con oltre 13mila imprese in più. Una trasformazione strutturale alimentata da soggiorni più brevi, viaggi più frequenti, piattaforme digitali e da una domanda orientata a soluzioni flessibili.
L’analisi delle densità ricettive offre una chiave di lettura significativa. In Italia esiste un albergo ogni 2.019 abitanti e un’impresa di affitti brevi ogni 1.316 residenti. In Umbria la densità alberghiera è quasi identica alla media nazionale (2.027 abitanti per albergo), mentre quella degli affitti brevi è più elevata (1.261 abitanti per impresa).
Nel confronto con le altre regioni del Centro, l’Umbria si posiziona in una fascia intermedia: meno densa della Toscana, più del Lazio per gli alberghi e nettamente più delle Marche per gli affitti brevi. Un equilibrio che riflette una pressione turistica significativa, ma non eccessiva, e che definisce i contorni di un nuovo assetto dell’offerta ricettiva regionale.
La ristorazione umbra con servizio al tavolo cresce dell’1,5%, il dato migliore tra le regioni del Centro Italia pur rimanendo inferiore alla media nazionale. Terni mostra una dinamica più vivace (+3,6%) rispetto a Perugia (+0,8%).
Giorgio Mencaroni, presidente della Camera di Commercio dell’Umbria, evidenzia: “I dati del report mostrano con chiarezza che il turismo sta cambiando e che le forme di ospitalità si stanno diversificando rapidamente. È una trasformazione che va governata, non subita, perché deve garantire equilibrio, qualità e sostenibilità dei territori. Le imprese alberghiere operano all’interno di un sistema di regole, investimenti e responsabilità che tutelano clienti e comunità locali. È quindi fondamentale che l’evoluzione dell’offerta avvenga in un quadro di concorrenza leale e di norme omogenee. Solo così si può valorizzare l’intero sistema turistico regionale senza penalizzare chi lavora nel rispetto delle regole. La sfida è costruire un modello di sviluppo ordinato, capace di coniugare innovazione, legalità e qualità dell’accoglienza”.
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