La recente tragedia avvenuta nel carcere di Capanne, a Perugia, riaccende il dibattito sulle condizioni critiche delle strutture penitenziarie umbre. L’assessore regionale al Welfare, Fabio Barcaioli, ha espresso il proprio cordoglio, sottolineando come l’episodio rappresenti l’ennesima conferma di una situazione fuori controllo, aggravata da sovraffollamento, carenza di personale e mancanza di strutture adeguate per la gestione dei detenuti con problemi psichiatrici.
Secondo i dati forniti dall’assessore, nelle carceri umbre sono attualmente reclusi circa 1.600 detenuti, a fronte di una capienza massima di 1.200 posti, con un tasso di detenzione pari al doppio della media nazionale. La situazione più critica riguarda proprio il carcere di Perugia, che ospita il 40% di detenuti in più rispetto ai limiti previsti. Inoltre, il 70% dei detenuti proviene da altre regioni, un’anomalia che grava sulle strutture locali e sul sistema sanitario umbro, già in difficoltà.
L’emergenza è stata segnalata anche dalla presidente della Regione Umbria, Stefania Proietti, che nei giorni scorsi ha inviato una lettera al ministro della Giustizia, Carlo Nordio, sollecitando un intervento urgente.
Tra le criticità più gravi evidenziate da Barcaioli vi è la gestione della salute mentale in carcere. L’assessore denuncia la totale assenza di reparti dedicati e di strumenti adeguati per trattare i detenuti affetti da patologie psichiatriche, anche nei casi di depressione grave.
Per affrontare l’emergenza, la Regione ha annunciato la convocazione di un tavolo di confronto con i direttori delle carceri umbre e il Garante dei detenuti, Giuseppe Caforio. L’obiettivo è individuare soluzioni immediate e concrete, ma, come sottolinea Barcaioli, senza un intervento diretto del Governo il problema resterà irrisolto. “L’Umbria non può diventare il capro espiatorio di un problema nazionale. Servono risorse adeguate e strutture idonee, il Governo deve assumersi le proprie responsabilità e agire subito“, conclude l’assessore.
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