La Procura generale della Cassazione ha richiesto la conferma della condanna a tre anni inflitta ad Amanda Knox dalla Corte d’Appello di Firenze per calunnia ai danni di Patrick Lumumba. Secondo l’accusa, il ricorso presentato dall’americana dovrebbe essere respinto, in quanto avrebbe consapevolmente accusato Lumumba dell’omicidio di Meredith Kercher, avvenuto a Perugia nel 2007.
Alla vigilia della decisione della Cassazione, Amanda Knox ha ribadito la propria innocenza, pubblicando una serie di post su X (ex Twitter). «Non sono una bugiarda. Non sono una calunniatrice. Non ero presente quando Meredith è stata assassinata», ha scritto, sottolineando come stia lottando contro l’accusa sin dalla sua prima condanna del 2009.
Knox ha ricordato di aver ottenuto nel 2019 una pronuncia favorevole dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, che aveva riconosciuto la violazione dei suoi diritti durante l’interrogatorio da parte delle autorità italiane. Tuttavia, l’Italia ha successivamente riaperto il caso, portando a una nuova condanna. Knox ha definito il processo un’ingiustizia, sostenendo che la sua accusa di calunnia abbia influenzato l’intera vicenda giudiziaria.
In un racconto personale, l’americana ha descritto il momento in cui ha appreso della sentenza della Corte Suprema italiana, paragonandolo a una scena della serie tv “I Soprano”. «Sono svenuta come Tony Soprano, fissando il verdetto senza riuscire a crederci», ha scritto, esprimendo frustrazione per le ripercussioni che la condanna ha avuto sulla sua vita. Ha inoltre rivelato di aver recentemente dovuto cancellare un viaggio in Australia a causa della sua fedina penale.
Knox ha infine puntato il dito contro il sistema giudiziario italiano, sostenendo che il vero responsabile dell’omicidio, Rudy Guede, abbia ricevuto una condanna più lieve rispetto a lei e Raffaele Sollecito.
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