Lancia una bombola di gas nella cella di un altro detenuto: incendio al carcere di Spoleto, due feriti

Non destano preoccupazione le condizioni dei poliziotti coinvolti nell'incendio della struttura penitenziaria.

Un incendio ha colpito il carcere di Maiano nella tarda serata di Capodanno, generando momenti di apprensione tra il personale della struttura e quello medico dell’ospedale di Spoleto. L’incidente non ha fortunatamente causato gravi conseguenze, ma due agenti della polizia penitenziaria sono stati ricoverati per accertamenti. A rivelarlo è il garante dei detenuti Giuseppe Caforio.

Secondo quanto riportato dall’Usl Umbria 2, le condizioni dei due poliziotti non sono motivo di preoccupazione. L’incendio ha provocato alcune leggere intossicazioni da fumo, senza tuttavia determinare emergenze mediche di particolare gravità: per entrambi prognosi di 10 giorni

L’allarme si è esteso temporaneamente anche al personale dell’ospedale, che ha temuto possibili ripercussioni più gravi. Tuttavia, la situazione è stata presto riportata alla normalità. Secondo quanto si apprende, l’incendio sarebbe scoppiato dopo una protesta.Attorno alle 19.20 del 31 dicembre, al momento della chiusura della sezione, un detenuto marocchino lavorante hga infatti lanciato una bombola del gas, di quelle consentite per cucinare messa sopra un fornellino all’ingresso della Sezione Transito, all’interno della cella di un detenuto psichiatrico giunto poco prima dalla Toscana.

Successivamente ha dato fuoco agli indumenti rendendo inagibili due celle. La cella avrebbe preso fuoco e da qui l’ustione degli agenti. Si è trattato principalmente di intossicazioni dovute al fumo.

Il carcere di Maiano, già in passato al centro di alcune problematiche gestionali, torna dunque sotto i riflettori, sollevando interrogativi sulla sicurezza interna e sull’efficacia delle misure di prevenzione.

Sulla vicenda interviene il Sappe, il cuii segretario per l’Umbria Bonino si dice “sconfortato dai numerosi appelli del SAPPE rimasti lettera morta a fronte di una situazione penitenziaria regionale grave, pericolosa ed allarmante”.

Donato Capece, segretario generale del SAPPE, ha commentato con preoccupazione la situazione delle carceri italiane, evidenziata anche dal discorso di fine anno del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. “Esprimiamo gratitudine al Presidente, che ha posto l’attenzione sulla realtà penitenziaria,” ha detto Capece. “Sono inaccettabili le condizioni di lavoro del personale di Polizia penitenziaria, sempre più spesso vittima di aggressioni.”

Capece ha ribadito che, nonostante le difficoltà, il sistema penitenziario deve garantire un ambiente che favorisca il recupero sociale. “Nei nostri istituti di pena si può e si deve respirare un’aria diversa da quella che ha condotto alla criminalità,” ha aggiunto.

Il SAPPE propone una riforma strutturale del sistema penitenziario, articolata su tre livelli:

  1. Pene alternative al carcere per reati meno gravi, come la “messa alla prova” per condanne inferiori ai tre anni.
  2. Riduzione del sovraffollamento nei penitenziari, riservando le strutture ai reati più gravi.
  3. Gestione rigorosa della massima sicurezza, per i detenuti più pericolosi.

Capece ha sottolineato che il sovraffollamento è un problema comune a molti Paesi europei, ma in Italia il carcere è spesso utilizzato come unica soluzione a problemi sociali irrisolti. “Il carcere va cambiato,” ha detto. “Dobbiamo distinguere tra reati che richiedono la pena detentiva e quelli che possono essere gestiti con altre misure.”

Un impegno quotidiano con speranza
Nonostante le difficoltà, Capece ha ricordato il motto del Corpo di Polizia Penitenziaria: “Despondere spem munus nostrum” (Garantire la speranza è il nostro compito). Questo principio guida quotidianamente l’operato degli agenti, che svolgono il loro servizio con dedizione, umanità e professionalità, anche in un contesto complesso e spesso ostile.

Redazione

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