Sanità umbra lumaca: slitta la visita urgente e la bimba muore, maxi risarcimento

Un tribunale civile riconosce ai genitori di una bimba deceduta un risarcimento per mancata assistenza tempestiva. La decisione potrebbe aprire la strada a nuove interpretazioni giuridiche.

Giudice

Una recente sentenza del tribunale civile di Perugia ha stabilito il risarcimento di 100.000 euro ai genitori di una bambina morta nel 2011 per una malformazione cardiaca congenita. La decisione, definita “innovativa”, potrebbe rivoluzionare la giurisprudenza in merito alla perdita di chance di sopravvivenza e alla responsabilità delle strutture sanitarie nei casi in cui i ritardi nelle cure abbiano avuto un impatto significativo sul paziente. Ne riferisce Il Messaggero.

La vicenda ha avuto inizio nel 2010, quando in Umbria nacque una bimba affetta da una grave malformazione al cuore. Nei mesi successivi, i genitori decisero di approfondire le condizioni della piccola, consapevoli delle scarse possibilità di sopravvivenza ma determinati a garantire ogni possibile trattamento per prolungarle la vita. A marzo 2011, i medici confermarono la delicatezza del caso, richiedendo per la bambina una visita specialistica urgente da eseguire entro dieci giorni. Tuttavia, i lunghi tempi di attesa nel sistema sanitario umbro portarono a un ritardo: la visita venne fissata dapprima per ottobre 2011 e poi, incredibilmente, rimandata a gennaio 2012.

Purtroppo, nel maggio 2011, mentre si trovava ricoverata al ‘Santa Maria della Misericordia’ di Perugia, la bambina subì una grave crisi cardiaca che si rivelò fatale. Devastati dalla perdita, i genitori avviarono una causa contro la Usl di riferimento, richiedendo un risarcimento per perdita di chance di sopravvivenza: in altre parole, sostenevano che il ritardo nei controlli avrebbe ridotto ulteriormente le già limitate possibilità di sopravvivenza della piccola, privandola di trattamenti che avrebbero potuto allungarle la vita.

Dopo oltre dieci anni di procedimenti giudiziari, analisi e dibattimenti, il tribunale civile di Perugia ha emesso nel 2024 una sentenza storica, assegnando ai genitori il risarcimento richiesto. La somma, pari a 100 mila euro, non rappresenta un compenso per la perdita della figlia, ma un riconoscimento di responsabilità contrattuale non adempiuta da parte della struttura sanitaria umbra. Secondo il giudice, i genitori avevano il diritto di ricevere il servizio sanitario promesso entro i tempi stabiliti e di fare affidamento sull’assistenza tempestiva della struttura pubblica.

Questa sentenza rappresenta un precedente giuridico rilevante. La giustizia italiana, infatti, non solo ha riconosciuto un risarcimento ai familiari per la mancata tempestività nelle cure mediche, ma ha anche sottolineato l’importanza del rispetto degli obblighi contrattuali impliciti nella relazione tra cittadino e servizio sanitario. In passato, infatti, la perdita di chance di sopravvivenza era raramente motivo di risarcimento in Italia, a meno che non fossero dimostrati danni diretti al paziente. La decisione del tribunale di Perugia introduce una nuova prospettiva, riconoscendo che anche un ritardo nelle cure può influire sul diritto alla salute del paziente.

Redazione

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