Tartufo gate, polemica in consiglio regionale: Tesei respinge le accuse

Botta e risposta in consiglio regionale sul caso "Tartufo gate". La presidente Donatella Tesei respinge le accuse mentre il Pd e il M5s criticano la mancata trasparenza

Nel consiglio regionale di martedì, il “Tartufo gate” ha provocato un acceso dibattito, culminato con l’abbandono dell’aula da parte dei consiglieri del Movimento 5 Stelle. Il consigliere Tommaso Bori, del Partito Democratico, ha richiesto alla presidente della Regione Umbria, Donatella Tesei, e all’assessora Paola Agabiti di spiegare pubblicamente la loro posizione rispetto alla partecipazione al voto di giunta su atti oggetto di indagine della Procura di Perugia. Le indagini, infatti, coinvolgevano un finanziamento destinato alla filiera del tartufo, per un totale di 10,7 milioni di euro, di cui 4,8 milioni assegnati a Urbani Tartufi, azienda con cui la famiglia Tesei e la stessa Agabiti hanno legami.

La richiesta di chiarimenti è stata avanzata in relazione ad un possibile conflitto d’interessi per la presenza di rapporti di parentela: il figlio della presidente Tesei lavora per Urbani Tartufi, mentre Gianmarco Urbani, titolare dell’azienda, è il marito dell’assessora Agabiti. Tuttavia, la Procura di Perugia ha archiviato il caso in seguito all’abrogazione del reato di abuso d’ufficio, ma le circostanze rimangono oggetto di dibattito politico, soprattutto per la mancata astensione al voto in giunta.

Nonostante l’insistenza dell’opposizione, Tesei ha rifiutato categoricamente di esporre la questione in consiglio, dichiarando: “Non intendo riferire su un caso che la magistratura ha già archiviato. La richiesta è un chiaro strumento di propaganda, pertanto non vi risponderò”.

A questa affermazione è seguita l’accusa di fuga dalle responsabilità da parte di Thomas De Luca, capogruppo del Movimento 5 Stelle, che ha commentato duramente il rifiuto della presidente di fornire spiegazioni sulle azioni in giunta: “Prendiamo atto che lei fugge dalle sue responsabilità, abbandoniamo l’aula in segno di protesta“. Anche Bori ha espresso rammarico per la scelta della presidente, definendo inaccettabile la mancanza di chiarezza su fondi pubblici destinati a molte imprese locali in attesa di contributi.

Redazione

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