L’avvocata di Erjon Behari, ha richiesto il ricovero ospedaliero in un reparto psichiatrico, o in subordine, gli arresti domiciliari in una struttura ancora in fase di individuazione per il cittadino albanese suo assistito che, già sotto sorveglianza per pericolosità sociale, è stato arrestato domenica mattina per l’omicidio di Stefano Bartoli. Il ventottenne spoletino è stato ucciso con una coltellata sabato sera in via Due Giugno, a seguito di una lite per la restituzione di poche decine di euro.
Martedì mattina, Behari è comparso davanti al giudice del tribunale di Spoleto per la convalida dell’arresto. Il giudice ha visitato Behari in carcere, riservandosi la decisione sull’arresto, attesa in giornata. Sono cinque i giorni a disposizione del tribunale per decidere se accogliere o respingere le richieste di misure alternative al carcere avanzate dalla difesa.
Stefano Bartoli, noto come “biffo”, conduceva una vita ai margini nonostante la giovane età. Dopo un passato come cuoco in alcuni locali della città, Bartoli aveva recentemente ricevuto una denuncia per ricettazione, in quanto trovato in possesso di merce rubata in esercizi commerciali della parte bassa di Spoleto. Inoltre, era stato denunciato per invasione di terreni, venendo allontanato da un container in via del Tiro a Segno che utilizzava come dimora temporanea. Bartoli conosceva bene Erjon Behari, un disoccupato pregiudicato che si trovava in libertà vigilata.
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