Un uomo recentemente uscito dal carcere, si è rapidamente ritrovato nuovamente al centro di attività illecite, dimostrando una propensione quasi ininterrotta alla delinquenza. La sua richiesta di libertà controllata è stata respinta dalla Cassazione, in seguito alla conferma di una condanna a 2 anni e 4 mesi di reclusione più 800 euro di multa dalla Corte d’appello di Perugia. La sentenza è stata motivata dalla storia criminale dell’imputato, che ha evidenziato una costante recidiva.
La Cassazione ha evidenziato come l’obiettivo principale della libertà controllata sia quello di favorire il reinserimento sociale del condannato. Tuttavia, nel caso in questione, si sono riscontrati “fondati motivi” per dubitare che l’imputato avrebbe rispettato le condizioni imposte dalla misura alternativa al carcere. La sua fedina penale, caratterizzata da un elenco pressoché ininterrotto di reati, ha sollevato seri dubbi sulla sua capacità di aderire agli obblighi derivanti dalla libertà controllata.
In aggiunta, la decisione ha comportato per l’imputato l’onere di coprire le spese processuali e il pagamento di 3000 euro a favore della Cassa delle ammende. Questa misura sottolinea la determinazione del sistema giudiziario nel trattare con severità coloro che mostrano una persistente tendenza alla violazione della legge.
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