Università di Perugia, studenti occupano Palazzo Ermini: «Vogliamo essere ascoltati»

L’assemblea ha deciso di proseguire l’occupazione del Dipartimento di Filosofia. Nel mirino carovita, affitti, condizioni degli spazi e organizzazione della didattica

Prosegue l’occupazione di Palazzo Ermini, sede del Dipartimento di Filosofia, Scienze sociali, umane e della formazione dell’Università di Perugia. Gli studenti che hanno dato vita alla protesta hanno deciso di andare avanti fino a quando non saranno ascoltati o convocati a un tavolo di confronto.

La decisione è arrivata al termine di un’assemblea durata diverse ore. La mobilitazione, iniziata venerdì pomeriggio, potrebbe avere conseguenze anche sul regolare svolgimento delle lezioni del Dipartimento di Filosofia.

I motivi della protesta

La protesta nasce da alcune questioni nazionali, tra cui carovita, caro-studi e finanziamenti all’istruzione, ma si concentra anche sulle condizioni specifiche dell’università perugina.

Gli studenti chiedono maggiore attenzione alle risorse destinate alla formazione e contestano le scelte che, a loro giudizio, penalizzano il sistema universitario mentre vengono reperiti fondi per altri settori.

«Vogliamo che si parli e si trovino soluzioni per il carovita, il caro studi e i fondi che dall’Istruzione vengono tagliati», spiega Armando Franco, tra gli studenti impegnati nella mobilitazione, al Corriere dell’Umbria.

Aule insufficienti e problemi nelle strutture

Tra le questioni locali c’è innanzitutto la disponibilità degli spazi didattici.

Gli studenti lamentano la carenza di aule al Dipartimento e raccontano di essere costretti, in alcune occasioni, a spostarsi in altre strutture dell’Ateneo per seguire le lezioni.

Un problema che, secondo i promotori dell’occupazione, risente anche dell’elevato numero di iscritti a Psicologia, corso che a Perugia non prevede il numero chiuso.

Al centro delle proteste ci sono anche le condizioni di alcuni servizi e spazi. Gli studenti segnalano, tra gli altri problemi, bagni rimasti inutilizzabili per settimane, infiltrazioni nella biblioteca di Lettere e intonaci deteriorati.

Critiche anche alla didattica

La mobilitazione riguarda anche le modalità di valutazione degli studenti.

Nel mirino finiscono in particolare i test a risposta multipla, considerati poco adatti a percorsi di studio di carattere umanistico.

La richiesta è quella di prevedere modalità di esame che consentano una valutazione più articolata delle competenze, attraverso prove scritte strutturate e colloqui orali.

Caro affitti e tirocini

Un’altra parte della protesta riguarda il costo della vita degli studenti.

Il caro affitti viene indicato come uno dei principali ostacoli per chi deve sostenere le spese legate alla permanenza a Perugia. Gli studenti contestano anche il costo delle stanze negli studentati realizzati attraverso fondi Pnrr e gestiti nell’ambito del sistema Adisu.

Tra le questioni sollevate figurano inoltre i tirocini obbligatori, che secondo gli studenti stanno diventando sempre più difficili da organizzare e gestire.

L’occupazione e le iniziative

Nelle ultime 48 ore circa 20 studenti hanno trascorso la notte all’interno della facoltà. Nel frattempo, secondo i promotori, circa 500 universitari hanno partecipato alle diverse iniziative organizzate negli spazi occupati.

Tra gli appuntamenti ci sono stati un cineforum, un pranzo sociale e momenti di discussione.

La mobilitazione è promossa anche da studenti vicini a Cambiare rotta, organizzazione giovanile comunista.

Il nodo delle lezioni

L’attenzione è ora concentrata sul regolare svolgimento delle attività didattiche.

Gli studenti hanno annunciato l’intenzione di accogliere docenti e universitari proponendo una mattinata alternativa di studio e dibattito in aula magna, con l’idea di organizzare delle “controlezioni”.

L’Università, dal canto suo, non ha previsto lo stop delle attività didattiche.

Gli studenti ribadiscono però la volontà di mantenere l’occupazione fino all’apertura di un confronto con l’Ateneo.

 

Redazione

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