TikTok e i social per propagandare l’Isis: così il ventenne marocchino contattava i coetani

Il giovane marocchino avrebbe pianificato azioni terroristiche e mantenuto contatti con combattenti nel Khorasan

I social media e in particolare TikTok come veicolo di propaganda delle idee dell’Isis. Questa l’ultima novità scoperta dalla Procura di Perugia sul marocchino ventenne in manette con l’accusa associazione con finalità di terrorismo internazionale e eversione dell’ordine democratico. Secondo quanto riferito dalla Procura della Repubblica di Perugia, il giovane avrebbe manifestato adesione ideologica al programma dell’organizzazione terroristica Isis, conservando e diffondendo materiale propagandistico che ritrae atti di violenza brutale come decapitazioni, fucilazioni e stragi.

L’indagine, condotta dai carabinieri del Ros di Perugia, ha rivelato che il ventenne condivideva contenuti multimediali estremisti con l’intento di indottrinare un altro soggetto, tentando di convertirlo alla visione radicale dell’Islam e agli obiettivi jihadisti del gruppo terroristico. A rendere ancora più grave la sua posizione, la presunta detenzione di materiale utile alla fabbricazione di armi, ordigni ed esplosivi, trovati durante le perquisizioni effettuate dagli investigatori.

Il giovane avrebbe inoltre intrattenuto contatti diretti con un membro operativo dell’Isis localizzato in Afghanistan, con il quale sarebbe stato in fase di organizzazione un viaggio nella regione del Khorasan, al confine tra Afghanistan, Pakistan e Iran. L’obiettivo, secondo gli inquirenti, sarebbe stato quello di unirsi ai combattimenti o pianificare attentati in territorio occidentale. Inoltre, avrebbe usato TikTok per diffondere le idee dell’Isis.

Difeso dagli avvocati Daniela Paccoi e Donatella Frisullo, il ventenne è attualmente detenuto nel carcere di Capanne. Davanti al giudice per le indagini preliminari, ha rilasciato dichiarazioni spontanee e chiesto scusa per quanto emerso nell’inchiesta, ma il gip ha rigettato l’istanza di scarcerazione, ritenendo persistenti i legami con la rete jihadista e il rischio concreto di recidiva o radicalizzazione ulteriore.

Il magistrato ha motivato la decisione sottolineando che non si sono interrotti i presunti legami associativi e che il giovane non ha dimostrato un effettivo distacco dagli obiettivi criminali. Il pericolo legato a propositi terroristici concreti rimane elevato, come documentato nelle fasi investigative.

La vicenda conferma l’attenzione delle autorità italiane sul fronte del contrasto al terrorismo di matrice islamista, con un lavoro costante delle forze dell’ordine su monitoraggi, indagini e interventi preventivi per evitare la realizzazione di attacchi sul suolo nazionale o europeo.

Redazione

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