Grano umbro, Coldiretti lancia l’allarme sui prezzi

Produzione di qualità ma costi in aumento e quotazioni in calo mettono in difficoltà le aziende agricole regionali

Le aziende agricole umbre hanno prodotto grano di qualità, ma il settore continua a lavorare in perdita a causa del calo dei prezzi e dell’aumento dei costi. L’allarme arriva dal presidente di Coldiretti Umbria Albano Agabiti, al termine di una campagna cerealicola che ha registrato buone rese e qualità del prodotto, ma difficoltà economiche per le imprese.

Costi quasi raddoppiati e prezzi in calo

Secondo Coldiretti Umbria, il problema principale resta il divario tra costi di produzione e prezzi riconosciuti agli agricoltori. Negli ultimi anni sono aumentati i costi di fertilizzanti, energia, gasolio, sementi, fitofarmaci e macchinari, mentre il prezzo del grano ha continuato a diminuire.

«Dopo la guerra in Ucraina il costo dei fertilizzanti, dell’urea in particolare, è arrivato anche a raddoppiare o triplicare in alcuni periodi», ha spiegato Agabiti al Corriere dell’Umbria.

Il prezzo del grano duro, secondo Coldiretti, è passato in due anni da circa 35 euro al quintale agli attuali 24 euro, una quotazione che non consentirebbe più di coprire le spese sostenute dalle aziende.

Il divario tra prezzi agricoli e consumo

Coldiretti evidenzia anche la differenza tra il valore riconosciuto agli agricoltori e i prezzi finali dei prodotti alimentari. «Oggi un chilo di grano vale circa 25 centesimi, ma pane e pasta continuano a essere venduti a prezzi elevati», ha dichiarato Agabiti.

Secondo l’organizzazione agricola, lungo la filiera sarebbero presenti dinamiche che scaricano il peso della crisi soprattutto sui produttori.

Importazioni e tutela del Made in Italy

Tra le criticità indicate da Coldiretti c’è anche la concorrenza dei cereali provenienti da Paesi con standard produttivi e ambientali differenti rispetto a quelli richiesti agli agricoltori italiani.

L’organizzazione chiede quindi maggiore tutela del grano italiano e del Made in Italy, attraverso controlli più rigorosi sull’origine delle materie prime.

Tra gli strumenti indicati ci sono tecnologie come risonanza magnetica, mappatura genomica e analisi isotopica, utili per verificare la provenienza del grano utilizzato nei prodotti trasformati.

Le richieste al Governo

Coldiretti ha chiesto alla Regione Umbria la convocazione di un tavolo di crisi dedicato anche al comparto cerealicolo.

A livello nazionale, invece, durante il tavolo sul grano duro convocato dal Masaf, sono state avanzate alcune richieste:

  • 40 milioni di euro per rafforzare i contratti di filiera;
  • maggiori controlli sull’origine del grano importato;
  • applicazione delle norme contro le pratiche commerciali sleali;
  • investimenti per aumentare la capacità di stoccaggio gestita dagli agricoltori.

Aziende agricole in difficoltà di liquidità

Secondo Agabiti, molte imprese non hanno soltanto un problema economico, ma anche di liquidità. «Servono interventi straordinari per consentire agli imprenditori agricoli di affrontare questa fase», ha spiegato il presidente di Coldiretti Umbria.

La situazione riguarda anche altri comparti agricoli, tra cui vino, olio e zootecnia, dove al calo delle quotazioni alla produzione non corrisponde una riduzione dei prezzi al consumo.

Redazione

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