È polemica a Perugia per alcune frasi apparse sui display luminosi della stazione Pincetto del Minimetrò, tra cui il messaggio “Quando incontro una persona in divisa, paura. Non so perché, paura”. I contenuti, inseriti nell’ambito di un progetto artistico dedicato alla percezione degli spazi pubblici da parte delle nuove generazioni, hanno suscitato le critiche di alcuni esponenti politici che chiedono chiarimenti sulla scelta dei messaggi diffusi in un luogo pubblico.
A intervenire per primo è stato il commissario regionale di Gioventù Nazionale Umbria, Tommaso Granieri, che ha preso le distanze dal contenuto della frase. Secondo Granieri, pur senza mettere in discussione eventuali scelte artistiche o comunicative, il messaggio non dovrebbe essere presentato in uno spazio pubblico come rappresentativo del sentimento dei giovani.
“Quando vediamo una divisa non pensiamo alla paura, ma a qualcuno che ogni giorno sceglie di servire la propria Nazione”, ha dichiarato Granieri, sottolineando il valore attribuito alle Forze dell’Ordine da una larga parte dei giovani.
La contestazione politica riguarda il possibile effetto dei messaggi sulla percezione delle istituzioni e delle persone in divisa, con la richiesta all’amministrazione comunale di chiarire i criteri utilizzati per selezionare i contenuti esposti.
Sulla stessa linea è intervenuto Tommaso Merli, coordinatore di Gioventù Nazionale Città di Perugia, che ha chiesto spiegazioni sulla diffusione delle frasi attraverso una struttura pubblica. Secondo Merli, in una fase in cui la città richiama attenzione sul tema della sicurezza, sarebbero più opportuni messaggi capaci di avvicinare i giovani alle istituzioni.
Anche il consigliere comunale di Fratelli d’Italia Nicola Volpi ha criticato l’iniziativa, definendo i contenuti “profondamente antieducativi”. Secondo Volpi, la presenza di queste frasi in giorni caratterizzati dall’arrivo di numerosi visitatori per Umbria Jazz pone un problema di immagine per la città.
Il dibattito ha coinvolto anche il sottosegretario all’Interno Emanuele Prisco, che ha commentato la vicenda dopo la comparsa di diversi messaggi, tra cui quelli riferiti alla paura delle persone in divisa, alla presunta raccomandazione dei poliziotti e a esperienze negative raccontate da alcuni giovani.
Prisco ha espresso contrarietà ai contenuti pubblicati, sottolineando il ruolo delle Forze dell’Ordine nella tutela della sicurezza e della libertà dei cittadini.
“Ci sono donne e uomini in divisa che garantiscono ogni giorno nelle strade e nelle piazze delle nostre città la libertà, la sicurezza e i valori della nostra democrazia”, ha dichiarato il sottosegretario, ribadendo che le divise rappresentano un servizio alla comunità.
Il progetto alla base delle frasi contestate è però differente dalla lettura politica sollevata dai critici. I messaggi fanno parte di “Datemi un martello”, iniziativa della Cooperativa Sociale Densa realizzata attraverso un workshop condotto dall’artista Sara Leghissa.
Il percorso coinvolge adolescenti di Perugia e provincia e nasce con l’obiettivo di raccogliere riflessioni delle giovani generazioni sul rapporto con il potere, il pericolo, la libertà e il modo di vivere gli spazi pubblici.
Le 80 frasi selezionate sono state scritte da 15 adolescenti e diffuse per 15 giorni negli spazi di affissione della città e nella stazione Pincetto del Minimetrò. Secondo gli organizzatori, i testi rappresentano uno sguardo diretto dei giovani sulla realtà contemporanea e non intendono necessariamente esprimere posizioni istituzionali o collettive.
Il workshop di Sara Leghissa punta infatti a dare spazio alla scrittura condivisa e alle esperienze personali dei partecipanti, portando nello spazio urbano riflessioni e percezioni maturate durante il percorso.
Il caso ha riaperto il confronto sul rapporto tra arte pubblica, libertà di espressione e responsabilità nella scelta dei contenuti diffusi in luoghi frequentati quotidianamente da cittadini e visitatori.
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