Trasporti, Filt e Uil: “Risorse distribuite per favorire le regioni amiche”

Filt Cgil e Uilt Umbria contestano la gestione delle risorse per trasporti e infrastrutture, segnalando criticità e chiedendo interventi urgenti per la mobilità regionale

Le organizzazioni sindacali Filt Cgil Umbria e Uilt Umbria, attraverso i segretari Ciro Zeno e Stefano Cecchetti, intervengono sul tema della gestione dei fondi pubblici per trasporti e infrastrutture in Umbria, sollevando critiche nei confronti dell’esecutivo nazionale. La posizione è stata espressa a seguito delle valutazioni sullo stato della rete infrastrutturale regionale, con riferimento alle politiche di investimento e alla distribuzione delle risorse tra territori. Il confronto si inserisce nel dibattito attuale sulla mobilità regionale, ritenuta dalle sigle sindacali in una condizione di criticità strutturale, mentre a livello istituzionale si discute della programmazione degli interventi futuri.

Nel comunicato diffuso dalle sigle, viene riportata una dichiarazione fortemente critica: “Assistiamo a una vergogna istituzionale inaccettabile: un governo centrale che dovrebbe fare gli interessi di tutti i cittadini italiani, ma che nei fatti sembra aiutare solo le regioni ‘amiche’, affossando i territori amministrati da istituzioni non allineati col governo nazionale. Tutto ciò si manifesta palesemente attraverso una scientifica sottrazione di risorse economiche”. Le affermazioni si inseriscono in un quadro di contestazione politica relativo alla distribuzione dei fondi infrastrutturali.

Secondo quanto dichiarato da Zeno e Cecchetti, l’Umbria si troverebbe a fronteggiare una situazione definita di emergenza infrastrutturale e dei trasporti, con particolare riferimento alla necessità di interventi su rete ferroviaria, viabilità stradale e servizi di trasporto pubblico locale. Le sigle sottolineano come la regione necessiti di “infrastrutture moderne, di nuovi treni, di strade sicure e percorribili”, oltre alla richiesta di una possibile legge speciale per le aree interne umbre, con l’obiettivo di sostenere la rigenerazione territoriale.

Nel documento viene inoltre evidenziato come, secondo le organizzazioni sindacali, la gestione delle risorse pubbliche risponderebbe a logiche politiche piuttosto che a criteri di programmazione tecnica. Le sigle parlano di “logiche di bottega politica piuttosto che ai reali bisogni delle comunità”, collegando tale scenario alla percezione di un rallentamento negli investimenti destinati alla regione.

Un ulteriore passaggio riguarda l’impatto sulle categorie professionali del settore. I sindacati fanno riferimento a lavoratori pendolari, personale ferroviario, operatori di RFI, addetti del trasporto pubblico locale su gomma, personale Anas e operatori aeroportuali dello scalo “San Francesco”, evidenziando condizioni definite di crescente incertezza. Nel testo si sottolinea come, a giudizio delle sigle, tali lavoratori siano tra i soggetti maggiormente esposti alle conseguenze delle attuali politiche di investimento.

Le organizzazioni sindacali definiscono inoltre la situazione come “sciacallaggio politico-istituzionale”, ribadendo la necessità di un cambio di rotta nella gestione delle risorse: “Non accettiamo che il mondo dei trasporti e della mobilità umbra venga affossato da scelte arbitrarie e dietro loro tanti cittadini per mere condizioni ideologiche e prive di qualsiasi senso costituzionale e civico”. Nel comunicato viene quindi richiesto lo sblocco delle risorse e una maggiore attenzione al diritto alla mobilità dei cittadini umbri.

La posizione espressa si colloca all’interno di un più ampio dibattito nazionale sulle priorità infrastrutturali e sulla distribuzione dei finanziamenti tra le diverse regioni, con particolare attenzione alle ricadute sul sistema dei trasporti locali e sul personale impiegato nei servizi pubblici essenziali.

Redazione

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