Umbria Pride, 10.000 in corteo a Perugia: “Per i diritti e l’inclusione”. Cori contro Giorgia Meloni

L'Umbria Pride 2026 di Perugia ha stabilito un nuovo record di partecipazione, con migliaia di persone e oltre 60 organizzazioni in corteo sotto lo slogan "Scomodə" per rivendicare diritti e visibilità per la comunità Lgbtqia+.

Il tradizionale appuntamento dell’Umbria Pride ha registrato la sua edizione più partecipata di sempre, secondo quanto dichiarato dagli organizzatori. Sabato a Perugia migliaia di persone hanno sfilato per le strade del centro storico, rispondendo alla chiamata del circolo Omphalos, promotore dell’evento. Oltre 60 organizzazioni e realtà territoriali hanno aderito al manifesto politico 2026, dando vita a una parata colorata che ha attraversato il capoluogo umbro in un clima festoso ma anche rivendicativo.

Il corteo- circa 10.000 persone- si è radunato in piazza Fortebraccio, davanti alla sede dell’Università per Stranieri, prima di muoversi tra le piazze e le vie del centro. In testa alla marcia uno striscione con la scritta “Scomodə”, slogan scelto per questa edizione. La schwa (ə) inserita nella parola rimanda al simbolo linguistico adottato da parte della comunità Lgbtqia+ per indicare il genere non binario e includere tutte le persone a prescindere dall’identità di genere.

A sfilare fianco a fianco con la comunità Lgbtqia+ associazioni studentesche, ambientaliste, sindacati, movimenti femministi, realtà del sociale e partiti politici, uniti nella richiesta di pari diritti e pari dignità per tutte le persone.

Le istituzioni al fianco del corteo

Tra le figure istituzionali presenti: la presidente dell’Assemblea legislativa Sarah Bistocchi, l’assessore regionale Fabio Barcaioli, la sindaca di Perugia Vittoria Ferdinandi e la deputata del M5s Emma Pavanelli.

La sindaca Ferdinandi è intervenuta prima della partenza del corteo, commentando le polemiche scaturite dopo che il consigliere comunale del Pd Lorenzo Ermenegildi Zurlo aveva esposto la bandiera arcobaleno sulla facciata del municipio alla vigilia dell’evento, diventando bersaglio di attacchi e insulti sui social.

«L’esposizione della bandiera arcobaleno sul palazzo comunale rappresenta una presa di posizione e di campo chiara da parte dell’Amministrazione comunale», ha dichiarato Ferdinandi, aggiungendo che chi ha giurato sulla Costituzione italiana ha «il dovere istituzionale di stare sempre dalla parte dei diritti, delle libertà e dell’uguaglianza».

La sindaca ha poi sottolineato come di fronte alle discriminazioni «essere neutrali non significa essere imparziali, ma significa essere indifferenti», ribadendo che le istituzioni democratiche non possono permettersi tale indifferenza.

Omphalos: “Lotta contro l’omologazione”

Il segretario di Omphalos Roberto Mauri ha definito la manifestazione sia «una festa di popolo» sia «un momento di lotta», necessario per rispondere a «quella stagione politica che tende a omologare, invisibilizzare, normalizzare le esperienze e le vite della comunità Queer».

La parata ha rappresentato l’atto conclusivo di un fine settimana di iniziative: nella serata precedente si era svolta la tradizionale “Mezzanotte Arcobaleno” in Corso Cavour e Borgo XX Giugno, tra musica e intrattenimento.

Anche l’Università per Stranieri ha esposto il drappo arcobaleno, affiancandosi simbolicamente al Comune nel segnale di apertura e inclusione lanciato alla città.

Le parole dei politici

In prima fila, oltre alla sindaca Vittoria Ferdinandi, la presidente del consiglio regionale Sarah Bistocchi e l’onorevole Emma Pavanelli, oltre al capogruppo dem a Perugia Lorenzo Ermenegildi Zurlo, storico attivista Lgbt fatto oggetto di insulti omofobi dopo aver esposto la bandiera arcobaleno dal balcone del palazzo comunale

Così Zurlo: “Ci sono ancora molte persone alle quali la comunità LGBTQI+, dà fastidio.Ne prendiamo atto, ma noi siamo convinti che le istituzioni debbano schierarsi convintamente dalla parte giusta della storia.   In questo caso dalla parte del Pride e della comunità LGBT. Il generale Vannacci nei suoi deliri, perché di questo si tratta, ha detto che le persone gay, le persone lerbiche,   le persone transessuali hanno gli stessi diritti di chiunque altro perché possono guidare, possiamo guidare,   se andiamo in ospedale veniamo curati. Questi non sono diritti, questa è chiaramente una provocazione becera. Chiaramente lui non è benvenuto al Pride, ma sicuramente non si presenterebbe mai, ma meglio così”

A seguire Emma Pavanelli: “Dobbiamo continuare a puntare sull’uguaglianza dei cittadini, come prevede la nostra Carta Costituzionale.   E ancora oggi dobbiamo fare i conti con tantissimi problemi, tantissimi casi di omotransfobia. Quella famosa legge che era stata presentata durante il governo Conte II non andò avanti, purtroppo.  E ancora oggi, anzi, stiamo iniziando di nuovo a pagarne le conseguenze. Tanti cittadini che non si sentono più liberi di poter essere quelli che sono, di poter vivere il loro amore in piena libertà. Abbiamo visto il caso una decina di giorni fa all’aeroporto di un senatore che ha condannato dei gesti, delle carezze, gesti d’amore.Lo vediamo con tutte le bocciature per quanto riguarda anche l’educazione sesso-affettiva nelle scuole.   Lo abbiamo visto con questi paletti che si chiede che ci sia un documento firmato da parte dei genitori. Invece proprio l’insegnamento del rispetto, l’insegnamento del rispetto dell’altro,   chiunque sia l’altro che sia un altro perché ha il colore della pelle diversa,   piuttosto che un orientamento sessuale diverso, diventa purtroppo un caso ancora in questo Paese”

Dai carri, anche un messaggio per la presidente del Consiglio: “Oggi l’Italia è governata da una donna fascista. Per cui non la salutiamo così”. Ed è partito il classico coro da stadio, contro la premier.

Redazione

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