Il Partito Democratico di Perugia ha preso posizione con fermezza dopo gli insulti omofobi rivolti nelle scorse ore a Lorenzo Ermenegildi Zurlo, capogruppo dem in Consiglio comunale. La sezione locale del partito ha espresso condanna pubblica per l’accaduto e confermato la propria presenza al corteo del Pride, in programma domani in città.
Alla base degli insulti, il post social del capogruppo dem sull’esposizione della bandiera arconbaleno sulla facciata del palazzo comunale. Sul post che annunciava l’iniziativa sono comparsi commenti carichi di odio, insulti e minacce rivolti allo stesso e alla comunità LGBTQIA+ “Parole violente, deliberatamente offensive, che non hanno nulla a che fare con il libero confronto di idee e che configurano, in più casi, condotte penalmente rilevanti”, dicono i dem
In una nota ufficiale, il Pd perugino definisce l’episodio un atto di «odio, discriminazione e intolleranza», respingendo ogni forma di ambiguità o silenzio di fronte a comportamenti di questo tipo. L’omofobia viene inquadrata non come questione individuale ma come attacco ai valori fondanti della convivenza democratica: uguaglianza, libertà e pari dignità di ogni persona.
La partecipazione al Pride di Perugia viene riletta dalla federazione locale come un atto politico conseguente, reso ancora più significativo dalla tempistica dell’episodio. «Un sostegno che oggi è ancora più forte di fronte a episodi di intolleranza come quello avvenuto nelle scorse ore», si legge nella dichiarazione. La presenza al corteo viene presentata come continuità con i diritti civili e sociali che il partito indica tra i propri cardini programmatici.
Al centro della nota c’è anche la solidarietà diretta a Zurlo, con un messaggio esplicito di vicinanza al capogruppo colpito dai commenti discriminatori. Il Pd locale chiude con una sintesi in tre passaggi: rispetto contro odio, diritti contro pregiudizi, democrazia contro discriminazione.
“Vogliamo essere chiari: quella che è stata espressa non è opinione, è violenza. È la stessa violenza quotidiana che vivono milioni di persone in Italia solo per ciò che sono, per chi amano, per come si riconoscono nel mondo”, scrivono anche i dem di Palazzo dei Priori.
Bandiera rainbow a Palazzo dei Priori: la minoranza protesta
La minoranza, relativamente alla bandiera, ha pubblicato una nota firmata da tutti i consiglieri: Nilo Arcudi e Chiara Calzoni (Perugia Civica); Elena Fruganti, Riccardo Mencaglia, Clara Pastorelli, Nicola Volpi (FdI), Augusto Peltristo, Edoardo Gentili (Forza Italia); Margherita Scoccia (Scoccia); Leonardo Varasano (Impegno Fiducia Futuro); Gianluca Tuteri (Misto).
Lega Umbria: Comune dica se è stato autorizzato
Paola Fioroni, già Vicepresidente dell’Assemblea Legislativa dell’Umbria, e Giacomo Areni, Segretario comunale della Lega di Perugia, rincarano la dose: “Palazzo dei Priori è la casa di tutti i perugini e non può essere utilizzato come supporto simbolico di una specifica manifestazione politico-identitaria, peraltro minoritaria.
Perugia deve essere una città rispettosa, libera e inclusiva, ed è proprio per questo che le sue istituzioni devono restare sobrie e rappresentative dell’intera comunità cittadina. L’inclusione e il rispetto sono principi universali, che non devono essere trasformati in appartenenza ideologica e non possono diventare adesione obbligata a una specifica agenda culturale”.
E ancora: “Non deve essere più consentito ad attivisti politici e associazioni ideologicamente orientate di entrare nelle scuole per fare propaganda gender davanti ai minori, permettendo a soggetti esterni, portatori di una precisa agenda politica, di parlare a bambini e adolescenti di fluidità sessuale, identità di genere, utero in affitto o altri temi altamente sensibili senza il consenso informato dei genitori. La decisione del Comune di Perugia di esporre la bandiera Pride da Palazzo dei Priori appare ancora più discutibile. Mentre a livello nazionale la Lega riafferma il primato educativo delle famiglie e il principio del consenso informato su materie sensibili, l’amministrazione comunale sceglie invece di utilizzare il palazzo civico più rappresentativo della città per assumere una posizione simbolica su temi identitari e divisivi.
Il Comune deve certamente contrastare ogni discriminazione e garantire rispetto a ogni persona, ma questo non significa trasformare l’istituzione comunale in uno strumento di adesione alla propaganda gender o a una specifica agenda politico-identitaria”
Fioroni e Areni chiedono quindi “ con quale atto sia stata autorizzata l’esposizione della bandiera Pride da Palazzo dei Priori, quale organo abbia assunto la decisione, se la scelta sia stata preceduta da una deliberazione della Giunta, da un atto del Sindaco o da altro provvedimento formale, se esista una normativa nazionale o in regolamento prefettizio e conunale sull’esposizione di bandiere, simboli o messaggi sulla facciata del palazzo comunale. Vorremmo inoltre sapere quali criteri saranno applicati in futuro rispetto ad altre richieste provenienti da associazioni, movimenti, comitati o soggetti portatori di istanze politiche, culturali, religiose, etiche o identitarie e se il Comune ritenga Palazzo dei Priori uno spazio istituzionale neutrale, appartenente a tutti i cittadini, oppure uno strumento di comunicazione politica dell’amministrazione pro tempore”
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