Tuoro, scritte pro-terroristi sulla tomba di Emanuele Petri

La comunità e le istituzioni condannano il gesto vandalico che inneggia ai brigatisti Galesi e Lioce e offende la memoria del sovrintendente ucciso

A Tuoro sul Trasimeno,  dove viveva la famiglia di Emanuele Petri, sovrintendente della Polizia ucciso il 2 marzo 2003 durante un’operazione contro il terrorismo delle Nuove Brigate Rosse, sono state rinvenute al cimitero scritte offensive e inneggianti a due brigatisti, Mario Galesi e Nadia Desdemona Lioce. Il messaggio, comparso su una tomba con un pennarello nero, definiva inoltre i poliziotti come “infami”, scatenando indignazione nella comunità e tra le istituzioni.

A trovare la scritta è stato un cittadino che ha subito avvertito i Carabinieri, i quali sono intervenuti tempestivamente. La famiglia Petri è stata informata dalla sindaca di Tuoro sul Trasimeno, Maria Elena Minciaroni, anche se Emanuele Petri è sepolto in un altro cimitero della zona.

La sindaca ha sottolineato come la città si sia compatta attorno alla famiglia e ha definito l’atto un gesto inaccettabile e un attacco diretto alla memoria dell’agente e di tutti i servitori dello Stato. “Si è riaperta una ferita per tutti noi, ma soprattutto per la famiglia di Emanuele Petri, alla quale siamo vicini con affetto”, ha dichiarato Minciaroni.

Il gesto ha suscitato anche la reazione della presidente della Regione Umbria, Stefania Proietti, e della Giunta regionale, che hanno definito l’atto ignobile e inqualificabile, evidenziando come riapra il dolore di chi ha perso la vita al servizio dello Stato e difendendo i valori della democrazia. La presidente e gli assessori hanno espresso vicinanza e affetto alla moglie Alma, al figlio e ai familiari, condannando senza riserve i comportamenti vandalici che richiamano gli anni del terrorismo.

Petri fu ucciso durante un conflitto a fuoco che portò alla morte del brigatista Mario Galesi e all’arresto di Nadia Desdemona Lioce, recuperando materiali fondamentali per smantellare le Nuove Brigate Rosse. A distanza di 23 anni, la scritta rinvenuta riporta alla memoria quel tragico episodio, ricordando l’importanza di tutelare il ricordo dei caduti nella lotta contro il terrorismo.

Redazione

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