Economia umbra, CNA lancia l’allarme: crescita ferma e imprese in difficoltà

Il nuovo report di Sintesi prevede un forte rallentamento del Pil regionale nel 2026. Carloni: "Servono strategie di lungo periodo per sostenere sviluppo e competitività"

L’economia umbra rischia di chiudere il 2026 con una crescita ben al di sotto delle aspettative iniziali. È quanto emerge dal nuovo report elaborato dal centro studi Sintesi per CNA Umbria, che evidenzia un quadro caratterizzato da sviluppo rallentato, investimenti contenuti, consumi deboli e un ulteriore calo del numero delle imprese attive. A preoccupare è soprattutto la previsione relativa al Pil regionale, che potrebbe attestarsi ad appena +0,2%, dimezzando le già modeste stime nazionali.

A commentare i dati è il presidente regionale di CNA Umbria, Michele Carloni, che richiama l’attenzione sulla necessità di mettere al centro delle politiche regionali il sostegno al sistema produttivo. “Se l’Italia è il Paese più indebitato e quello con i peggiori tassi di crescita tra tutti i membri dell’Unione europea, per l’Umbria va anche peggio”, afferma Carloni. Secondo il presidente, la previsione di crescita dello 0,7% formulata all’inizio dell’anno appare ormai irrealistica e il risultato finale potrebbe fermarsi a un modesto +0,2%.

L’analisi sottolinea inoltre come le prospettive possano peggiorare ulteriormente qualora le tensioni internazionali e il conflitto in Medio Oriente continuassero a influenzare la disponibilità e i costi delle fonti energetiche. Un elemento che, secondo CNA, rende ancora più urgente un piano di rilancio dell’economia regionale. “Senza crescita non ci saranno le risorse per finanziare la sanità, il welfare, la cultura né, tantomeno, quelle per approntare e mettere a terra progetti strategici finalizzati a rendere l’Umbria più attrattiva”, evidenzia Carloni.

Tra gli indicatori analizzati dal report figurano anche gli investimenti, che pur mantenendosi in territorio positivo mostrano una dinamica meno brillante rispetto al recente passato. Dopo il +4,3% registrato nel 2025, per il 2026 viene prevista una crescita dell’1,6%, nonostante l’entrata in vigore della Zes, che prevede incentivi significativi per le imprese intenzionate a realizzare investimenti superiori ai 200 mila euro.

Anche il fronte dei consumi evidenzia segnali di rallentamento. Dopo il recupero dei livelli precedenti alla pandemia registrato nel 2025, la crescita prevista per quest’anno si ferma allo 0,4%. A incidere è soprattutto l’inflazione, che continua a pesare sul potere d’acquisto delle famiglie e in particolare sui settori dei servizi, della ricettività e della ristorazione.

Non migliori le prospettive per il commercio con l’estero. CNA ricorda infatti che per il 2026 è attesa una contrazione delle esportazioni pari all’1%, mentre continua a diminuire l’accesso al credito per le micro e piccole imprese, che rappresentano la quasi totalità del tessuto produttivo regionale. A queste realtà viene destinato soltanto il 18% dei finanziamenti complessivi erogati alle imprese umbre.

Il report evidenzia inoltre una nuova flessione del numero delle attività economiche presenti sul territorio. A marzo 2026 il totale delle imprese attive registra una diminuzione del 2%, mentre il settore artigiano continua a perdere unità. Oggi in Umbria operano 77.589 imprese, di cui 19.204 artigiane, con una riduzione del 5,8% rispetto al 2019. I cali più significativi riguardano agricoltura, manifattura e commercio, mentre risultano in crescita le attività legate alla ricettività e ai servizi, sia tradizionali che innovativi.

Tra gli aspetti positivi segnalati da CNA c’è il dato occupazionale. Negli ultimi sei anni gli occupati sono aumentati di circa 19.500 unità e nel 2026 il mercato del lavoro mostra una sostanziale stabilità, con una crescita dello 0,1%. Un risultato sostenuto soprattutto dal comparto manifatturiero e dal settore delle costruzioni, che ha registrato un incremento del 28%, anche se per quest’ultimo si prospetta una futura frenata.

Positivo anche il bilancio del turismo, che continua a registrare numeri superiori rispetto al periodo pre-pandemico. Arrivi e presenze sono aumentati del 34,9% rispetto al 2019 e le prospettive restano favorevoli. Tuttavia, secondo Carloni, il turismo da solo non può rappresentare il motore della crescita economica regionale.

“Per far crescere il sistema Umbria ci sarebbe bisogno di piani pluriennali mirati a rilanciare sia la manifattura che il settore delle costruzioni”, sostiene il presidente di CNA Umbria, indicando tra le priorità anche investimenti in innovazione, internazionalizzazione, energia e infrastrutture. “Quello che ci chiediamo è come possiamo diventare più attrattivi se ci mancano infrastrutture e collegamenti adeguati con il resto del Paese e, soprattutto, se non ci diamo una strategia di lungo periodo che punti sui settori in cui siamo maggiormente specializzati”.

Per l’associazione degli artigiani e delle piccole imprese, il rilancio dell’Umbria passa dunque da una visione strategica capace di sostenere l’intero sistema produttivo, con particolare attenzione alle micro e piccole imprese, considerate “l’ossatura del sistema produttivo umbro”.

Redazione

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