La procura generale di Perugia ha preso ufficialmente posizione sulla vicenda delle intercettazioni illegittime di avvocati avvenute presso il carcere di Capanne, a Perugia, attivando i propri poteri di vigilanza dopo la denuncia pubblica degli ordini forensi. Il procuratore generale Sergio Sottani ha dichiarato che, allo stato attuale delle verifiche, “non risulta alcun uso processuale di intercettazioni espletate in difetto di autorizzazione”.
La vicenda è emersa dopo che la Camera penale di Perugia e l’Unione nazionale delle Camere penali hanno sollevato la questione dei colloqui tra difensori e assistiti captati nelle sale riservate dell’istituto penitenziario. Le registrazioni sarebbero emerse all’interno del fascicolo relativo all’avvocato Daniela Paccoi, indagata per concorso esterno in associazione finalizzata al traffico di stupefacenti.
L’intervento della procura generale
Sottani ha precisato di non essere stato investito in precedenza della questione e di aver quindi avviato con immediatezza le verifiche del caso, acquisendo dati e notizie utili alla ricostruzione puntuale dei fatti. Le informazioni, secondo quanto indicato nel comunicato ufficiale, sono state “tempestivamente fornite” dal procuratore della Repubblica di Perugia, che ha collaborato per ricostruire il “quadro fattuale e tecnico” alla base delle operazioni di captazione, incluse le modalità di riversamento del materiale acquisito sui supporti telematici.
Il procuratore generale ha poi sottolineato che i contributi espressi dall’avvocatura sul tema sono seguiti “con la massima attenzione e considerazione” da parte della Procura generale. Sul merito, ha aggiunto che, qualora fossero effettivamente accertate intercettazioni irrituali, si dovrà procedere alla loro distruzione secondo le forme previste dal codice di procedura penale.
Le prime verifiche e le distanze dalla versione mediatica
Un passaggio significativo del comunicato riguarda il rapporto tra quanto emerso internamente e quanto riportato dai media. Sottani ha evidenziato che le prime verifiche svolte “sembrano delineare una situazione che, pur in attesa di ulteriori approfondimenti, non appare pienamente sovrapponibile rispetto a quanto riferito dagli organi di informazione“. Un elemento che introduce un margine di incertezza sulla effettiva portata dell’episodio, pur senza smentirlo integralmente.
La camera penale non abbassa la guardia
La risposta della Camera penale di Perugia è arrivata prontamente attraverso le dichiarazioni del suo presidente, l’avvocato Luca Gentili. Pur prendendo atto del comunicato del procuratore generale — definito “di natura chiaramente interlocutoria” — l’organismo forense ha confermato “tutti i provvedimenti adottati anche a livello nazionale” dalla giunta dell’Unione camere penali italiane.
In attesa di ulteriori chiarimenti, come richiesti formalmente con il provvedimento già adottato, la protesta e lo sciopero restano confermati, segnalando che la risposta istituzionale, pur apprezzata nella forma, non è ritenuta sufficiente nel merito.
Il nodo del segreto professionale
Al centro della questione vi è uno dei principi cardine del diritto alla difesa: il segreto dei colloqui tra avvocato e cliente, tutelato dall’ordinamento penitenziario e dalle norme processuali penali. La captazione di tali conversazioni, anche se accidentale o indiretta, pone interrogativi seri sul rispetto delle garanzie difensive e sulla tenuta dei sistemi di sorveglianza all’interno degli istituti penitenziar
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