Omicidio Behari, riconosciuta seminfermità mentale a Behari

La Corte d’assise d’appello riconosce la seminfermità mentale e dispone il ricovero in Rems

La Corte d’assise d’appello di Perugia ha parzialmente riformato la sentenza per l’omicidio di Stefano Bartoli, il 28enne ucciso a Spoleto nel luglio 2024, riducendo la pena per Erjon Behari, 44enne albanese, da 24 a 21 anni di reclusione. La decisione arriva in secondo grado e introduce un elemento rilevante rispetto al primo giudizio.

I giudici hanno riconosciuto all’imputato l’attenuante della seminfermità mentale, elemento che ha inciso sulla riduzione della pena. Behari, attualmente detenuto nel carcere di Maiano a Spoleto, era stato condannato in primo grado dalla Corte d’assise di Terni a 24 anni per aver ucciso la vittima con una coltellata.

Oltre alla riduzione della pena, la Corte ha stabilito anche una misura di sicurezza: il ricovero per tre anni in una Rems, struttura sanitaria destinata all’esecuzione delle misure di sicurezza per persone con disturbi psichici.

Il caso risale all’estate del 2024, quando l’omicidio aveva scosso la comunità di Spoleto. La sentenza di primo grado aveva riconosciuto la responsabilità dell’imputato, definendo la pena a 24 anni di carcere. Con il giudizio d’appello, la decisione è stata modificata sulla base delle nuove valutazioni peritali.

Redazione

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