Omicidio Bartoli, Erjon Behari condannato a 24 anni e 1 mese

Sentenza di primo grado della Corte d’Assise di Terni: riconosciute le attenuanti generiche, ma confermata anche la colpevolezza per porto d’armi. Respinta la nuova perizia psichiatrica

Erjon Behari è stato condannato a 24 anni e 1 mese di carcere per l’omicidio volontario di Stefano Bartoli, il 28enne ucciso con una coltellata a Spoleto il 20 luglio 2024. La sentenza, come riporta Umbria 24, è arrivata nel pomeriggio di giovedì 10 ottobre, al termine di una camera di consiglio durata circa un’ora e mezza, dopo la discussione delle parti in aula.

Il processo, celebrato davanti alla Corte d’Assise di Terni, si è chiuso con una condanna pesante, ma inferiore rispetto alla richiesta del pubblico ministero Alessandro Tana, che aveva invocato l’ergastolo. Alla richiesta si era associata la parte civile, rappresentata dall’avvocato Andrea Bellingacci, legale della madre e dei fratelli della vittima, presenti in aula al momento della lettura del dispositivo.

La Corte ha riconosciuto a Behari le attenuanti generiche, considerate equivalenti alle aggravanti dei futili motivi e alla recidiva, motivo per cui la pena è stata fissata a 24 anni e 1 mese. Oltre alla condanna per omicidio volontario, è stata confermata anche la responsabilità per il reato di porto abusivo di armi od oggetti atti a offendere, con riconoscimento della continuazione tra i reati contestati.

La tragedia risale alla sera del 20 luglio 2024, quando Stefano Bartoli fu raggiunto da una coltellata in via Due Giugno, nel quartiere Casette di Spoleto. Secondo la ricostruzione, il giovane spoletino si era recato a casa di Behari per recuperare un cellulare, come confermato anche dalla testimonianza della fidanzata della vittima. Il 44enne albanese ha sempre sostenuto di aver impugnato il coltello per paura, negando l’intenzione di uccidere.

Durante l’ultima udienza, l’imputato ha rilasciato brevi dichiarazioni spontanee, ribadendo di aver agito per istinto e di non aver voluto togliere la vita a Bartoli. Tuttavia, la Corte ha ritenuto che la condotta dell’imputato configuri pienamente l’omicidio volontario, escludendo la tesi della difesa, che aveva chiesto la riqualificazione del reato in omicidio preterintenzionale e l’assoluzione per il porto d’armi.

Non ha trovato accoglimento neanche la richiesta di disporre una nuova perizia psichiatrica. La difesa, rappresentata dall’avvocata Maria Donatella Aiello, ha annunciato ricorso in appello e la volontà di reiterare la richiesta nel processo di secondo grado. Giovedì erano stati sentiti in aula due psichiatri, tra cui Franco Simonucci, che in un altro procedimento aveva ritenuto Behari incapace di intendere e di volere. Tuttavia, la Corte si è affidata alla perizia già depositata dal professore Stefano Ferracuti, secondo cui l’imputato, pur con alcuni deficit, è capace di intendere e di volere.

Oltre alla pena detentiva, Behari è stato interdetto in perpetuo dai pubblici uffici e dichiarato in stato di interdizione legale per tutta la durata della condanna. Sono state inoltre riconosciute provvisionali per i familiari della vittima: 50 mila euro per la madre di Bartoli e 25 mila per ciascuno dei fratelli. Le motivazioni della sentenza saranno rese note entro 45 giorni.

Al termine dell’udienza, l’avvocato Bellingacci ha dichiarato: «È una sentenza che rende giustizia a Stefano e ai suoi cari, ma non può colmare il vuoto lasciato dalla sua perdita».

Redazione

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