Il professor Goldfield a Perugia: “Costruiamo la pace in Medioriente con la diplomazia sanitaria” (VIDEO)

Intervista esclusiva di Perugia Tomorrow al professore italiano fondatore e direttore della fondazione "Healing Across the Divides": "Tutti vogliono stare in perfetta salute e noi partiamo da quello. Poi sta ai governi capire se vogliono andare avanti"

“Quello che possiamo fare noi è costruire la pace e la sanità è un buon modo per costruirla. Poi sta alla volontà delle due parti volerla mettere in pratica”.

Così ai microfoni di Perugia Tomorrow il professor Norbert Goldfield luminare italiano fondatore ed Executive Director della Fondazione Healing Across the Divides, una realtà che da oltre 20 anni opera in contatto con gruppi israeliani e palestinesi per prestare cure alle vittime di guerra. Nato a  Firenze nel 1952 da padre ebreo austriaco, che fu detenuto nel campo di internamento fascista di Ferramonti in Calabria. La mamma era un’ebrea fiorentina. Dal 1943 al 1944 lei e la sua famiglia si nascosero in un piccolo villaggio della Toscana, protetti da una famiglia.

Dal 2004 è impegnato a finanziare si propone di costruire la pace attraverso la salute, finanziando progetti per offrire servizi nel campo sanitario a persone e comunità disagiate israeliane e palestinesi. Lo incontriamo nel corso di un evento organizzato a Perugia dall’Associazione Italia-Israele

“I nostri gruppi operano sul territorio, in Israele sanno che lavoriamo coi palestinesi e viceversa: fino al 2020 si facevano le riunioni insieme, ora non più. Ma anche il fatto che una parte sappia che lavoriamo insieme all’altra è un grande risultato, perchè lì non tutti sono d’accordo”.

Ma come si costruisce la pace con la salute: “Tutti vogliono stare bene, questo è un ponte. Da qui possono partire tante cose. La nostra speranza è che i leader dei gruppi che abbiamo in Israele e Palestina possano un giorno diventare anche quelli che costruiscono la pace e la politica sul territorio”

La diplomazia sanitaria, per mediare e trasformare i conflitti e per porre obiettivi comuni. I cessate il fuoco umanitari mediati dagli operatori sanitari sono obiettivi che attraggono entrambe le parti in conflitto, ma sono raggiungibili solo quando le parti collaborano: “La mediazione per la trasformazione del conflitto è necessaria per rendere questi obiettivi una realtà – dice Goldfield. Noi sin qui abbiamo curato 250.000 persone. Siamo intervenuti a Gaza, siamo intervenuti mettendo soldi per migliorare la salute delle donne e dei diabetici. Ora partiremo con un altro progetto nei kibbutz”.

Lavorare per la pace con la salute è segno di speranza: “Sento spesso i nostri referenti dire che non c’è speranza, perchè adesso soprattutto i problemi e gli ostacoli sono tanti e la situazione peggiora ogni giorno. Anche per questo mandiamo i soldi in Cisgordania. Ma la cosa che ci dà forza è che i nostri rappresentanti non mollano: se trovano una difficoiltà la superano e vanno avanti”

Ad accompagnarlo nell’intervista il presidente dell’associazione Alberto Krachmalnicoff: “C’è da ricostruire sicuramente una reputazione per Israele e non è facile. Ma bisogna lavorare su questo: demonizzarlo è facile, soprattutto sui social. Il lavoro più lungo e difficile è dimostrare che la democrazia è un sistema più avanzato rispetto alle autocrazie, perchè i diritti dell’uomo vanno difesi”.

Redazione

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