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Pnrr salute, Umbria in ritardo nell’assistenza domiciliare e con pochi infermieri

Il dato della Fondazione Gimbe: per soddisfare l'obiettivo del 2026, è necessario un incremento del 132% dei pazienti assistiti. Per quanto riguarda gli infermieri, Umbria sotto la media italiana

L’analisi della Fondazione Gimbe fornisce un’istantanea aggiornata al 23 gennaio sulla progressione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr), con particolare attenzione alla missione Salute nel quarto trimestre del 2023. Questa valutazione mira a delineare in maniera trasparente i traguardi conseguiti fino ad ora nel settore sanitario, contribuendo a un’informazione chiara per la cittadinanza e a prevenire eventuali manipolazioni di natura politica.

Nino Cartabellotta, alla guida di Gimbe, rileva che, sebbene i ritardi rispetto alle scadenze prefissate dal Pnrr non siano al momento eccessivamente preoccupanti, vi è una significativa eccezione riguardante l’assistenza domiciliare per i nuovi pazienti. Il programma prevedeva che entro marzo 2023, 296 mila anziani oltre i 65 anni dovessero beneficiare di assistenza domiciliare integrata (ADI), un obiettivo rinviato di un anno a causa delle marcate disparità regionali nell’erogazione di tali servizi, con il Mezzogiorno particolarmente indietro.

Il piano ministeriale del 13 marzo 2023 stabilisce l’ambizioso obiettivo di incrementare il numero di individui assistiti in ADI, coprendo almeno il 10% della popolazione anziana. Tuttavia, la sfida di ridurre il divario tra le varie regioni rimane imponente. Mentre regioni come l’Emilia-Romagna, la Toscana e il Veneto necessitano di incrementare i pazienti in ADI di una percentuale compresa tra il 35% e il 50% per raggiungere i target del 2026, il gap si allarga drasticamente nel Centro-Sud, con la Campania che richiede un aumento del 294%, seguita da Lazio, Puglia e Calabria con percentuali ancora più elevate.

In Umbria, per soddisfare l’obiettivo del 2026, è necessario un incremento del 132% dei pazienti assistiti in ADI. Gimbe evidenzia inoltre una preoccupante carenza di personale infermieristico nella regione.

A livello nazionale, il rapporto tra infermieri e popolazione è di 6,2 ogni 1.000 abitanti, ben al di sotto della media Ocse di 9,9. Questa disparità si accentua nelle regioni meridionali sottoposte a Piano di Rientro. L’Umbria, con 6,08 infermieri per mille abitanti, si posiziona leggermente al di sopra della media nazionale di 5,06, evidenziando la necessità di un rafforzamento del personale.

Cartabellotta conclude sottolineando che il Pnrr nel settore della Salute offre un’occasione unica per migliorare il servizio sanitario in Italia, ma per realizzare appieno il suo potenziale è fondamentale il supporto attraverso politiche mirate.

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