Stop a Messa nel Santo Sepolcro, Proietti. “Inaudito, insulto alla Fede”

a presidente Proietti denuncia la violazione della libertà religiosa e chiede il cessate il fuoco

La mancata celebrazione della messa al Santo Sepolcro da parte del cardinale Pierbattista Pizzaballa ha suscitato una forte reazione istituzionale anche in Italia. La presidente della Regione Umbria, Stefania Proietti, ha definito l’accaduto un fatto di “gravità inaudita”, sottolineando il valore simbolico e religioso del luogo in cui si è verificato l’episodio.

Secondo quanto dichiarato, impedire al patriarca latino di Gerusalemme di officiare la liturgia nel sito considerato tra i più sacri della cristianità rappresenta una violazione senza precedenti della libertà di culto, oltre che un atto che incide profondamente sulla dignità dei fedeli cristiani nel mondo.

La presidente ha espresso anche la propria solidarietà personale al cardinale Pizzaballa, evidenziando come l’episodio assuma una rilevanza ancora maggiore nel contesto attuale. Un momento storico già segnato da tensioni e conflitti nella regione, che rendono particolarmente delicata la condizione delle comunità religiose presenti in Terra Santa.

Nel suo intervento, Proietti ha ribadito che quanto accaduto non riguarda soltanto una singola celebrazione religiosa, ma colpisce un principio fondamentale. Il diritto delle comunità di professare liberamente la propria fede viene messo in discussione, con ripercussioni che si estendono ben oltre i confini locali.

L’episodio, secondo la presidente, ha inoltre un impatto simbolico sulla città di Gerusalemme, da sempre considerata un punto di incontro tra religioni e culture. Una città che rappresenta universalmente un ideale di pace, oggi messo in discussione da eventi che ne minano il valore storico e spirituale.

Nel messaggio istituzionale emerge anche una forte vicinanza alla comunità cristiana presente in Terra Santa. Proietti ha ricordato come questa sia già duramente colpita da un conflitto che continua a provocare vittime innocenti e gravi conseguenze umanitarie. Un contesto che rende ancora più urgente il rispetto dei diritti fondamentali e delle libertà religiose.

Da parte della Regione Umbria arriva quindi un appello chiaro. Viene chiesto il ripristino immediato della libertà di culto, considerata un diritto imprescindibile, insieme a un invito affinché cessino le ostilità armate.

Il richiamo alla pace assume un significato particolare proprio per il territorio umbro, storicamente legato a valori di dialogo e convivenza. “Dall’Umbria terra di pace” si leva infatti una richiesta esplicita affinché le armi tacciano al più presto, restituendo stabilità a una regione da tempo segnata da violenze.

L’intervento della presidente Proietti si inserisce così in un quadro più ampio di reazioni istituzionali, che sottolineano la rilevanza internazionale dell’episodio. La tutela della libertà religiosa e il rispetto dei luoghi sacri restano temi centrali, soprattutto in contesti caratterizzati da tensioni geopolitiche e conflitti prolungati.

Redazione

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