Istruiti ma non indipendenti: 7 giovani umbri su 10 ancora con mamma e papà

Nonostante livelli di istruzione elevati, i giovani umbri faticano a conquistare autonomia economica e abitativa, in un contesto demografico in progressivo invecchiamento.

Una regione istruita, ma non ancora in grado di offrire pieno supporto alle nuove generazioni. L’Umbria del 2024 si trova di fronte a una doppia sfida: demografica e sociale. Se da un lato i dati confermano l’eccellenza formativa, dall’altro emergono forti limiti nel trattenere e valorizzare il capitale umano giovanile, ostacolato da un mercato del lavoro poco dinamico, gravi divari di genere e una mobilità abitativa frenata da incertezze economiche.

La presenza giovanile continua a calare

I giovani umbri tra 0 e 34 anni sono 261.527, il 30,6% della popolazione: una quota drasticamente ridotta rispetto al 1952, quando rappresentavano il 58,3%. Ancora più marcata la riduzione nella fascia 15-34 anni, ora al 19,3%. La provincia di Perugia conserva un’incidenza giovanile leggermente superiore (31,2%) rispetto a Terni (28,9%), ma nei centri minori la soglia scende ulteriormente al 29,3%. La componente maschile è lievemente prevalente, con 135.329 ragazzi contro 126.198 ragazze.

Un elemento strutturale che contribuisce alla tenuta demografica è la componente straniera tra gli under 34, pari al 14%. Il picco si registra tra i bambini (15,5% nella fascia 0-5 anni), segno di un contributo significativo alla natalità, mentre tra i 20-34enni si sale al 16,1%, dopo un calo nelle fasce intermedie.

L’Umbria si posiziona tra le regioni più virtuose sul piano educativo. Nel 2022 il 91% dei giovani tra 20 e 24 anni possedeva almeno un diploma, terzo miglior dato in Italia. L’abbandono scolastico è sceso al minimo storico nel 2023: solo il 5,6% dei 18-24enni ha lasciato gli studi, collocando la regione al primo posto per questo indicatore. Tuttavia, permane un gap significativo tra i sessi: l’abbandono riguarda il 7,3% dei maschi contro il 3,8% delle femmine.

Anche sul fronte universitario, il 34,4% dei 25-34enni ha conseguito una laurea, valore allineato alla media nazionale. Ma ancora una volta si nota un divario: 38,6% tra le donne contro il 30,4% degli uomini, evidenziando un maggior impegno femminile nei percorsi accademici.

Lavoro: giovani fermi, occupazione che invecchia

Tra il 2018 e il 2023, la quota di occupati under 35 è scesa dal 21,1% al 20,7%, mentre quella degli over 50 è aumentata dal 39,6% al 41,6%. In valori assoluti, i lavoratori giovani sono cresciuti di appena mille unità, contro i 23 mila in più tra gli over 50. Nel 2023 il tasso di occupazione giovanile era del 46,4%, poco sopra la media nazionale (45%) ma sotto quella del Centro Italia (47,3%).

Il divario occupazionale di genere resta ampio: solo il 39,7% delle donne tra i 15 e i 34 anni lavora, contro il 52,6% degli uomini. Anche l’iniziativa imprenditoriale appare in sofferenza: solo il 4,5% degli under 30 è titolare di un’attività, valore inferiore rispetto alla media italiana.

Un ulteriore indicatore critico è il tasso di occupazione dei laureati: nel 2022, solo il 69,9% dei giovani umbri con titolo universitario trovava lavoro entro 1-3 anni dal conseguimento del titolo, a fronte di una media nazionale del 74,6% e del 77,3% nell’Italia centrale.

Giovani a casa: autonomia ancora lontana

Oltre il 65% dei giovani umbri tra i 18 e i 34 anni vive con almeno un genitore. Soltanto il 45,2% ha un impiego, mentre il 42,9% è ancora in formazione e l’11% è alla ricerca di lavoro. Si tratta di un fenomeno in crescita, collegato all’instabilità economica e alla difficoltà di accesso al mercato immobiliare.

Il 2023 ha registrato un saldo positivo nei movimenti interni, con +2.575 giovani trasferitisi in Umbria da altre regioni italiane, ma il saldo con l’estero resta negativo. Tra il 2013 e il 2022, oltre 10 mila giovani umbri (0-39 anni) hanno lasciato l’Italia, tra cui 2.500 laureati. I rientri sono stati molto inferiori, con una perdita netta di 1.714 laureati.

Le risorse per il diritto allo studio risultano in calo: nel 2023, l’Umbria ha ricevuto meno fondi statali integrativi per le borse universitarie rispetto all’anno precedente, segnalando un possibile arretramento sul fronte dell’accesso all’istruzione superiore.

Redazione

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