Spoleto, truffa da 1,5 milioni coi fondi post sisma: sequestrato immobile

Indagine di Guardia di Finanza e Carabinieri Forestali sui contributi per la ricostruzione dopo il terremoto del 2016. Contestate presunte false dichiarazioni e irregolarità nei lavori.

Un immobile di Spoleto, destinatario di contributi per la ricostruzione post-sisma pari a circa 1,5 milioni di euro, è stato sequestrato al termine di un’indagine condotta dalla Guardia di Finanza e dai Carabinieri Forestali. Gli accertamenti riguardano la presunta indebita concessione di finanziamenti pubblici destinati alla ristrutturazione di un edificio danneggiato dal terremoto del 2016. Secondo la ricostruzione investigativa, il proprietario e un geometra avrebbero fornito dichiarazioni non veritiere sulle condizioni del fabbricato prima del sisma. Sono emerse inoltre presunte irregolarità nell’avanzamento dei lavori e un possibile conflitto di interessi legato all’impresa incaricata dell’intervento. Le ipotesi di reato contestate comprendono falso ideologico commesso da privato in atto pubblico e truffa aggravata ai danni dello Stato.

Contributi per 1,5 milioni di euro sotto esame

L’indagine si è concentrata sulla documentazione utilizzata per ottenere i fondi pubblici destinati alla riparazione dell’edificio spoletino.

La somma al centro degli accertamenti ammonta a circa un milione e mezzo di euro, prevista nell’ambito delle misure di sostegno alla ricostruzione degli immobili danneggiati dagli eventi sismici del 2016.

Attraverso una serie articolata di verifiche, i militari della Guardia di Finanza e dei Carabinieri Forestali hanno ricostruito le condizioni dichiarate per l’accesso ai contributi.

Secondo quanto emerso, l’erogazione dei finanziamenti non avrebbe rispettato i requisiti richiesti, a causa di informazioni ritenute non corrispondenti alla situazione effettiva dell’immobile.

Gli approfondimenti hanno riguardato sia gli atti presentati per ottenere le risorse sia i rapporti tra i soggetti coinvolti nella realizzazione dell’intervento edilizio.

Le presunte false dichiarazioni sull’edificio

Uno degli aspetti principali dell’inchiesta riguarda lo stato del fabbricato al momento del terremoto del 2016.

Secondo gli investigatori, il proprietario e il geometra avrebbero dichiarato che l’edificio risultava abitato e che possedeva i requisiti di conformità igienico-sanitaria.

Le verifiche successive avrebbero però portato gli inquirenti a contestare la veridicità di tali attestazioni.

La condizione abitativa e la regolarità igienico-sanitaria dell’immobile rappresentano quindi elementi centrali nell’accertamento sulla legittimità dei contributi richiesti.

La ricostruzione investigativa ipotizza che le dichiarazioni abbiano inciso sulla procedura amministrativa attraverso la quale sono stati riconosciuti i fondi per la ristrutturazione.

La responsabilità delle persone coinvolte dovrà essere accertata nelle sedi giudiziarie competenti.

L’ispezione nel cantiere: lavori al 30%

Un ulteriore elemento è emerso dal controllo effettuato dall’Ufficio Speciale per la Ricostruzione, che ha svolto un’ispezione direttamente nel cantiere.

L’accertamento ha evidenziato una differenza significativa tra l’avanzamento materiale delle opere e la percentuale di contributi richiesta.

Secondo quanto riscontrato, i lavori effettivamente eseguiti risultavano pari al 30%, mentre la richiesta di contributi faceva riferimento al 70%.

La discrepanza è stata inserita nel quadro delle verifiche sulla gestione delle risorse destinate all’intervento.

Il dato riguarda il rapporto tra la percentuale delle opere realizzate e quella indicata nella richiesta di finanziamento, senza che dalle informazioni disponibili emerga una quantificazione separata delle somme eventualmente già liquidate.

L’ispezione ha dunque fornito un ulteriore elemento agli investigatori impegnati a ricostruire la regolarità della procedura.

Il rapporto familiare tra il geometra e l’impresa

Gli accertamenti hanno interessato anche l’identità dell’impresa esecutrice dei lavori e i suoi collegamenti con i professionisti coinvolti.

Secondo quanto ricostruito, la ditta incaricata della ristrutturazione risultava intestata al nipote del geometra che svolgeva il ruolo di direttore dei lavori.

Lo stesso tecnico, inoltre, sarebbe stato titolare dell’impresa in un periodo precedente al terremoto.

Queste circostanze hanno portato gli investigatori ad approfondire l’ipotesi di un conflitto di interessi non dichiarato.

La questione riguarda la relazione familiare tra il professionista responsabile della direzione dell’intervento e il titolare dell’impresa chiamata a eseguire le opere.

La mancata dichiarazione del presunto conflitto costituisce uno degli aspetti contestati nell’ambito dell’indagine.

Le accuse e il sequestro dell’immobile

Al termine delle verifiche, Guardia di Finanza e Carabinieri Forestali di Spoleto hanno proceduto al sequestro dell’edificio interessato dai contributi per la ricostruzione.

Il provvedimento si inserisce nell’attività investigativa relativa alla presunta irregolarità dei finanziamenti pubblici.

Le contestazioni indicate comprendono falso ideologico di privato in atto pubblico, truffa aggravata ai danni dello Stato e mancata dichiarazione di conflitto di interessi.

Gli accertamenti si sono sviluppati su più aspetti: le condizioni originarie dell’immobile, la documentazione presentata per accedere ai fondi, l’effettiva esecuzione dei lavori e i rapporti tra il direttore dei lavori e l’impresa esecutrice.

L’attività congiunta delle Fiamme Gialle e dei militari forestali ha quindi riguardato tanto la componente economica dei finanziamenti quanto quella tecnica e amministrativa dell’intervento edilizio.

Redazione

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