Quarant’anni di iniziative per la pace e i diritti umani diventano una mostra nel cuore di Perugia, attraverso immagini, manifesti, oggetti, progetti e testimonianze provenienti dall’Umbria, dall’Italia e dal mondo. È stata inaugurata questa mattina, al Centro Espositivo della Rocca Paolina, l’esposizione nazionale “La pace è un duro lavoro. 1986–2026”, organizzata per il 40° anniversario del Coordinamento Nazionale degli Enti Locali per la Pace e i Diritti Umani, nato nella città di Aldo Capitini il 9 ottobre 1986. L’iniziativa, visitabile dal 5 al 10 ottobre, ripercorre quattro decenni di mobilitazioni e progetti, dalla memoria di Hiroshima fino alla guerra a Gaza, con l’obiettivo di riflettere sul presente e sul ruolo che istituzioni, scuole e cittadini possono assumere nella costruzione della pace.
Quarant’anni di storia raccontati alla Rocca Paolina
Il percorso espositivo attraversa alcuni dei principali passaggi che hanno caratterizzato l’impegno pacifista degli ultimi decenni. Dalla prima Marcia PerugiAssisi alle città denuclearizzate, passando per l’educazione alla pace, la cultura della cura, l’idea di un’Europa di Pace e la proposta di un’Onu dei Popoli, la mostra ricostruisce esperienze e campagne sviluppate in contesti storici profondamente differenti.
A illustrarne il significato è Flavio Lotti, ideatore e curatore dell’esposizione, che la definisce un «percorso per ricordare ciò che è stato fatto, capire il tempo che stiamo vivendo e interrogarci su quello che ciascuno di noi può fare oggi».
All’inaugurazione hanno partecipato rappresentanti delle istituzioni locali e regionali, insieme a una numerosa presenza di studenti e insegnanti dell’ITTS “Alessandro Volta” e del Liceo Scientifico Statale “Galileo Galilei” di Perugia.
Presciutti: «La pace riguarda ciascuno di noi»
Il presidente della Provincia di Perugia, Massimiliano Presciutti, ha sottolineato la volontà di trasformare il quarantesimo anniversario in un’occasione concreta di riflessione.
«Abbiamo voluto fare qualcosa di tangibile che desse a tutti l’opportunità di riflettere. Con il claim “La pace è un duro lavoro” vogliamo inoltre comunicare che la pace non afferisce solo ai capi di stato e ai potenti della terra, ma a ciascuno di noi negli ambienti frequentati quotidianamente».
Un percorso che, secondo Presciutti, non si esaurisce con l’esposizione. «La mostra racconta un cammino che è destinato a proseguire. Nel prossimo fine settimana giungeranno a Perugia centinaia di delegati per un lavoro di confronto e costruzione. Su questi temi non ci si può dividere».
Anche Elena Ranfa ha evidenziato il valore dell’impegno portato avanti negli anni: «Lavorare per la pace dà senso e solidità a quello che facciamo. Questa organizzazione ha prestato attenzione a tutti i conflitti e a tutte le vittime di guerre». Agli studenti presenti ha rivolto l’invito a contrastare ogni forma di violenza.
Da San Francesco ai giovani, il testimone della pace
Tra gli interventi anche quello del sindaco di Bastia Umbra, Erigo Pecci, che ha ricordato come «la pace si coglie nelle occasioni che ci pone la vita». Richiamando le recenti celebrazioni francescane, Pecci ha aggiunto: «Il messaggio di Francesco è ancora tremendamente attuale: occorre mettere in atto una controrivoluzione come ha fatto lui».
Per il consigliere regionale Fabrizio Ricci, l’esposizione assume una particolare importanza nell’attuale scenario internazionale. «Questa esposizione è necessaria in questo momento storico, in una città che ha una responsabilità particolare. L’Umbria ha bisogno di un luogo dove esporre questo materiale in maniera permanente».
Sul significato dei quarant’anni trascorsi si è soffermato anche Valerio De Cesaris, rettore dell’Università per Stranieri di Perugia. Di fronte alle guerre ancora in corso, ha invitato a interrogarsi su «cosa sarebbe il mondo oggi senza questo percorso».
Rivolgendosi ai ragazzi, De Cesaris ha aggiunto: «Nella vita si lotta per ciò in cui si crede: vi auguro di lottare anche per la pace, contro la logica del nemico».
Scuola, informazione e parità nel percorso di pace
Il ruolo dell’informazione è stato affrontato dal direttore di Rai Umbria Giovanni Parapini, che ha indicato nella famiglia, nella scuola, nella buona informazione e nel terzo settore alcuni degli ambiti nei quali la Rai intende rafforzare il proprio impegno.
Giuseppina Bonerba, coordinatrice del Festival della parità di genere, ha invece richiamato la necessità di inserire la parità di genere nel lessico stesso della pace.
Particolare attenzione è stata riservata alle nuove generazioni. Fabiana Cruciani, dirigente dell’ITTS “Alessandro Volta” di Perugia e coordinatrice della Rete Nazionale delle Scuole di Pace, ha annunciato l’adesione alla rete del Volta e del Galilei, assicurando che studenti e docenti «metteranno faccia e coraggio».
A indicare simbolicamente il passaggio generazionale è stato infine Andrea Castellini, assessore del Comune di Bettona: «Questi 40 anni celano il lavoro di tanti che si sono ceduti il testimone, che oggi deve essere preso dai giovani».
La mostra aperta fino al 10 ottobre
“La pace è un duro lavoro. 1986–2026” resterà aperta alla Rocca Paolina dal 5 al 10 ottobre. L’esposizione è organizzata dalla Provincia di Perugia e dal Coordinamento Nazionale degli Enti Locali per la Pace e i Diritti Umani.
Collaborano all’iniziativa la Rete Nazionale delle Scuole per la Pace e la Fondazione PerugiAssisi per la Cultura della Pace, con il patrocinio di Rai Umbria.
Il materiale raccolto documenta così quattro decenni di attività iniziati a Perugia il 9 ottobre 1986, mettendo in relazione la storia del Coordinamento con le mobilitazioni internazionali, il mondo della scuola, gli enti locali e le esperienze sviluppate nel territorio.
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