La Regione Umbria potrà costituirsi parte civile nei procedimenti penali relativi a gravi fatti delittuosi commessi ai danni di pubblici ufficiali, incaricati di pubblico servizio e persone che esercitano servizi di pubblica necessità. È quanto prevede la nuova legge approvata dall’Assemblea legislativa dell’Umbria, su iniziativa del consigliere regionale Matteo Giambartolomei (Fratelli d’Italia), primo firmatario insieme alle colleghe di gruppo Eleonora Pace e Paola Agabiti. Il provvedimento, successivamente modificato in Prima commissione anche con il consenso dei rappresentanti della maggioranza, punta a rafforzare la tutela istituzionale di chi subisce aggressioni o altri gravi reati nello svolgimento di attività di interesse collettivo. Tra i soggetti interessati figurano operatori sanitari, personale scolastico, lavoratori del trasporto pubblico e appartenenti alle forze dell’ordine.
La Regione potrà intervenire nei processi penali
La nuova normativa introduce la possibilità per la Regione di partecipare, in qualità di parte civile, ai procedimenti penali riguardanti determinati fatti delittuosi contro persone impegnate in funzioni o servizi di rilievo pubblico.
La costituzione di parte civile resta subordinata alla sussistenza dei presupposti previsti dall’articolo 74 del Codice di procedura penale e alle condizioni definite dalla legge regionale.
Il provvedimento non riguarda quindi indistintamente ogni episodio, ma individua un ambito di applicazione legato alla natura e alla gravità delle condotte.
La finalità dichiarata è consentire all’istituzione regionale di manifestare concretamente la propria vicinanza alle persone coinvolte, attraverso uno strumento previsto dall’ordinamento processuale.
Tutelate più categorie professionali
Il testo approvato amplia la platea rispetto alla proposta iniziale.
La versione originaria faceva riferimento a specifiche categorie esposte al rischio di aggressioni, tra cui personale sanitario, operatori del trasporto pubblico, lavoratori della scuola, forze di polizia, forze armate, Vigili del Fuoco e volontari della Protezione civile.
Durante l’esame in commissione è stata scelta una formulazione più generale, riferita ai soggetti individuati dagli articoli 357, 358 e 359 del Codice penale.
Le disposizioni riguardano rispettivamente i pubblici ufficiali, gli incaricati di pubblico servizio e le persone esercenti un servizio di pubblica necessità.
La modifica consente di non limitare l’applicazione della legge a un elenco chiuso di professioni, ma di considerare le funzioni effettivamente svolte nell’interesse della collettività.
Le modifiche approvate in Prima commissione
A illustrare il provvedimento in Aula è stato Francesco Filipponi, presidente della Prima commissione dell’Assemblea legislativa.
Secondo quanto riportato nel comunicato dell’ufficio stampa dell’Assemblea, Filipponi ha spiegato che l’iniziativa nasce dalla crescente attenzione verso gli episodi di violenza che interessano lavoratori impegnati in servizi essenziali.
La commissione ha introdotto due emendamenti per precisare e ampliare il testo.
Il primo ha modificato il titolo della proposta, sostituendo il riferimento alle categorie professionali inizialmente indicate con il richiamo alle figure previste dal Codice penale.
Il secondo ha chiarito i presupposti giuridici della costituzione di parte civile, estendendo inoltre l’ambito della legge oltre le sole aggressioni fisiche.
La Regione potrà valutare la propria partecipazione anche nei procedimenti relativi ad altri fatti delittuosi caratterizzati da modalità e conseguenze particolarmente gravi, tali da provocare un rilevante turbamento sociale.
La nuova formulazione mantiene quindi un criterio selettivo, collegato sia alla gravità dei fatti sia alle condizioni richieste dalla normativa processuale.
Nessun nuovo onere per il bilancio regionale
Un altro elemento evidenziato durante l’esame riguarda la sostenibilità finanziaria della legge.
Il provvedimento contiene infatti una clausola di invarianza finanziaria: l’applicazione dovrà avvenire utilizzando le risorse umane, strumentali ed economiche già disponibili, senza determinare nuovi o maggiori oneri per il bilancio regionale.
La proposta è stata inoltre sottoposta all’Avvocatura regionale, che ha ritenuto legittima e sostenibile la possibilità di costituzione di parte civile prevista dal testo.
Filipponi ha sottolineato il significato del lavoro svolto in commissione, dove un’iniziativa presentata dai consiglieri di opposizione ha ottenuto una condivisione più ampia.
Secondo il presidente della commissione, il confronto ha permesso di rafforzare il provvedimento, ampliandone l’applicazione e precisandone gli aspetti giuridici.
Giambartolomei: «La Regione Umbria è il loro scudo»
Soddisfazione è stata espressa dal primo firmatario della proposta, Matteo Giambartolomei, che ha attribuito alla nuova legge un particolare significato sul piano della tutela di chi opera nei servizi pubblici.
«Oggi approvando questa legge compiamo una scelta di campo inequivocabile. A chi garantisce la nostra salute nei pronti soccorso, a chi educa i nostri figli, a chi guida i nostri mezzi pubblici, a chi rischia la vita con una divisa addosso, diciamo che la Regione Umbria è il loro scudo».
Il consigliere di Fratelli d’Italia ha richiamato il ruolo delle persone che, attraverso il proprio lavoro, assicurano servizi essenziali alla comunità.
«Diciamo: voi siete lo Stato, voi siete la Repubblica, voi siete la nostra comunità. E chi alza le mani su di voi, da oggi saprà che dovrà affrontare anche nelle aule di tribunale la ferma e totale opposizione dell’intero popolo umbro».
Giambartolomei ha ricordato che la proposta era stata presentata all’inizio dell’anno insieme a Eleonora Pace e Paola Agabiti, sulla base della preoccupazione per gli episodi di violenza denunciati in diversi settori lavorativi.
Dalla sanità ai trasporti, i settori più esposti
Nel suo intervento, Giambartolomei ha richiamato alcune delle situazioni che hanno motivato l’iniziativa legislativa.
Tra queste figurano le aggressioni al personale sanitario, che possono verificarsi durante l’erogazione delle prestazioni mediche, e quelle ai lavoratori del trasporto pubblico, anche durante le attività di controllo dei titoli di viaggio o in presenza di atti vandalici.
Il consigliere ha citato inoltre gli episodi che coinvolgono insegnanti e personale scolastico, insieme alle violenze contro appartenenti alle forze dell’ordine, militari, Vigili del Fuoco e volontari della Protezione civile.
«L’esperienza di violenza sui luoghi di lavoro si sta trasformando in eventi criminosi che causano lesioni personali spesso anche gravi», ha affermato Giambartolomei, richiamando le motivazioni contenute nella relazione illustrativa della proposta.
Il nuovo testo approvato dall’Assemblea legislativa supera tuttavia la distinzione tra singoli comparti professionali e collega l’applicazione della norma alle qualifiche previste dal Codice penale.
Una tutela istituzionale legata alla gravità dei fatti
La legge introduce dunque uno strumento di intervento processuale della Regione, da esercitare nei casi che presentano i requisiti previsti.
Non si tratta di una costituzione automatica in tutti i procedimenti per aggressione, ma di una possibilità subordinata alle condizioni giuridiche e ai criteri di gravità stabiliti dal testo.
La partecipazione della Regione come parte civile potrà affiancarsi a quella delle persone direttamente danneggiate, nei limiti consentiti dall’ordinamento.
L’approvazione rappresenta il risultato di un percorso avviato dai tre consiglieri di Fratelli d’Italia e successivamente condiviso, nelle modifiche apportate in commissione, anche dai rappresentanti della maggioranza.
La normativa approvata estende così la possibilità di intervento della Regione ai gravi reati contro chi esercita funzioni pubbliche o servizi di pubblica necessità, mantenendo il riferimento ai presupposti del Codice di procedura penale e senza prevedere ulteriori spese a carico del bilancio.
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