L’Assemblea legislativa dell’Umbria ha approvato a maggioranza il disegno di legge della Giunta regionale “Norme in materia di cultura e imprese culturali e creative”. Il provvedimento ha ottenuto 13 voti favorevoli da parte di Pd, Alleanza Verdi e Sinistra, Movimento 5 Stelle e Umbria Domani-Progetto Popolare, mentre i gruppi di opposizione Fratelli d’Italia, Forza Italia, Lega e Tesei Presidente-Umbria Civica hanno espresso voto contrario.
Nel corso della seduta sono stati respinti undici emendamenti presentati dalle opposizioni. Accolte invece alcune modifiche firmate da Fabrizio Ricci di Avs sui beni di archeologia industriale e da Bianca Maria Tagliaferri relative ai finanziamenti destinati a musei, archivi e biblioteche non statali o trasferiti in disponibilità ad altri soggetti.
Il dibattito in Aula si è concentrato soprattutto sul ruolo della cultura come leva di sviluppo economico e sociale per il territorio regionale. Durante il confronto, l’assessore regionale alla Cultura Tommaso Bori ha richiamato il recente report Ocse sull’Umbria, che individua proprio nella cultura e nelle imprese creative uno dei principali strumenti di crescita e attrattività della regione.
La nuova legge prevede una programmazione triennale delle risorse per un valore complessivo di 31 milioni di euro, definita dall’assessore come “il più grande investimento mai fatto in Umbria” nel settore culturale. Secondo Bori, il provvedimento supera normative considerate ormai datate e punta a costruire un sistema organico capace di riconoscere la cultura non come settore accessorio ma come vera infrastruttura strategica.
L’assessore ha spiegato che il testo nasce da un percorso partecipativo durato quasi un anno e sviluppato insieme all’Università degli Studi di Perugia, con incontri territoriali svolti a Perugia e Terni e il coinvolgimento di operatori culturali, associazioni ed enti del settore. “Questa legge quadro è il frutto di un lavoro collettivo”, ha dichiarato Bori, sottolineando che il nuovo impianto normativo punta anche a rafforzare il ruolo delle imprese culturali e creative.
Tra gli obiettivi della riforma figura anche la rigenerazione urbana attraverso la cultura, con interventi destinati a recuperare spazi e luoghi considerati strategici per la vita sociale delle comunità. Il testo introduce inoltre una pianificazione triennale dei finanziamenti per garantire maggiore continuità agli operatori culturali e ridurre l’incertezza economica del settore.
Secondo Cristian Betti del Partito Democratico, la legge rappresenta “una riforma importante” in grado di trasformare la cultura in uno dei principali motori di sviluppo regionale. Il consigliere ha evidenziato come eventi culturali e manifestazioni storiche abbiano un impatto significativo sia sul turismo sia sulla qualità della vita dei cittadini umbri.
Di segno opposto le critiche delle opposizioni. Paola Agabiti di Fratelli d’Italia ha parlato di una riforma “parziale” e priva di una reale visione strategica. Tra le contestazioni mosse dalla minoranza anche la gestione del percorso partecipativo, giudicato insufficiente, e l’eliminazione della clausola valutativa che avrebbe consentito all’Assemblea legislativa di monitorare gli effetti della legge nel tempo.
Secondo Agabiti, il testo rischierebbe inoltre di accentrare eccessivamente il potere decisionale nelle mani della Giunta regionale. Critiche anche sulle risorse economiche previste, che secondo l’opposizione deriverebbero in parte da fondi europei e stanziamenti già programmati negli anni precedenti.
Per Fabrizio Ricci di Avs, invece, il provvedimento rappresenta una svolta importante perché riunisce dodici leggi regionali in un quadro normativo unico e coerente. Ricci ha sottolineato anche l’attenzione alle condizioni lavorative degli operatori culturali, spesso caratterizzate da precarietà e bassi livelli retributivi.
Anche Andrea Romizi di Forza Italia ha espresso dubbi sul metodo utilizzato durante il percorso partecipativo, chiedendo maggiore trasparenza sui contributi raccolti e sulle motivazioni che hanno portato all’accoglimento o al rigetto delle proposte avanzate dagli operatori del settore.
Nel corso del dibattito sono intervenuti anche Nilo Arcudi e Donatella Tesei, che hanno criticato il mancato inserimento della clausola valutativa e contestato l’impostazione complessiva della riforma, definita insufficiente sotto il profilo del controllo e della verifica degli effetti concreti della legge.
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