Il sistema scolastico italiano è sempre più caratterizzato da accorpamenti, meno autonomie e un numero crescente di dirigenti chiamati a gestire più sedi. L’Umbria, però, segue una strada diversa e resta tra le regioni con la minore concentrazione di istituti sotto un’unica dirigenza.
Secondo l’elaborazione pubblicata dal Sole 24 Ore sui dati del Ministero dell’Istruzione e del Merito relativi all’anno scolastico 2026/27, il processo di riorganizzazione della rete scolastica è spinto soprattutto dalla denatalità e dai nuovi criteri di dimensionamento introdotti nell’ambito del Pnrr.
Istituti comprensivi, Umbria sotto la media nazionale
A livello nazionale gli istituti comprensivi, che riuniscono scuola dell’infanzia, primaria e secondaria di primo grado sotto un’unica dirigenza, rappresentano circa il 60% delle unità amministrative statali. A questi si aggiungono gli istituti omnicomprensivi, che includono anche le scuole superiori, pari all’1,8%.
L’Umbria si colloca invece al di sotto della media italiana: appena il 52% delle unità scolastiche è formato da poli scolastici multipli. Si tratta del secondo valore più basso d’Italia, superiore soltanto al Molise, fermo al 49%. Una percentuale più contenuta rispetto ad altre aree del Paese, dove la tendenza agli accorpamenti è più marcata. In Lombardia, ad esempio, gli istituti comprensivi raggiungono il 67%, mentre Piemonte e Sicilia arrivano al 65%.
Superiori, l’Umbria resta tra le ultime per accorpamenti
Anche per quanto riguarda le scuole secondarie di secondo grado emerge una situazione diversa rispetto alla media nazionale. Per il prossimo anno scolastico è previsto che oltre il 56% degli istituti superiori italiani abbia una struttura organizzativa con più indirizzi riuniti sotto la stessa dirigenza.
In questo caso l’Umbria si trova, insieme alla Puglia, in fondo alla graduatoria nazionale con il 45% degli istituti interessati da questa organizzazione. La regione è preceduta solo di poco dall’Emilia-Romagna, al 47%. La maggiore concentrazione si registra invece in alcune regioni meno popolose del Mezzogiorno: Basilicata al 77%, Molise al 75%, Calabria al 72% e Abruzzo al 67%.
Più sedi per ogni dirigente scolastico
La riduzione delle autonomie scolastiche comporta anche un cambiamento nel ruolo dei dirigenti. Con il progressivo accorpamento delle scuole aumenta infatti il numero di dirigenti chiamati a coordinare più sedi. Per il 2026/27 è previsto un incremento di quasi l’11% dei dirigenti con più istituti da gestire.
La media delle sedi amministrate da ciascun dirigente passa dalle 4,9 del 2015 alle 5,4 previste per il prossimo anno scolastico.
Si tratta di incarichi caratterizzati da una crescente complessità gestionale, valutata dal Ministero attraverso specifici punteggi che incidono anche sulla retribuzione. Tra gli elementi considerati ci sono:
- numero di studenti e docenti;
- presenza di diversi ordini scolastici;
- numero di sedi collegate alla stessa dirigenza;
- presenza di studenti stranieri.
Negli ultimi due anni la fascia degli istituti con maggiore complessità è cresciuta dal 24% al 27%. Nel frattempo il numero complessivo delle posizioni dirigenziali è diminuito del 13%, arrivando a 7.391 incarichi per il prossimo anno scolastico.
Denatalità e Pnrr alla base della riorganizzazione
Alla base del fenomeno c’è soprattutto il calo demografico. La diminuzione delle nascite ha prodotto una riduzione degli studenti e, di conseguenza, delle classi necessarie.
Il processo è stato accelerato dal 2024 con l’applicazione dei nuovi criteri previsti dal Pnrr, che collegano maggiormente il numero delle autonomie scolastiche alla popolazione studentesca. Solo nel 2024 le posizioni dirigenziali sono diminuite di oltre 400 unità.
Il rischio delle scuole distribuite su più territori
L’aumento delle scuole accorpate porta con sé anche alcune criticità organizzative. Nel prossimo anno scolastico oltre il 15% delle dirigenze comprenderà istituti distribuiti in due Comuni, il 6,4% in tre Comuni e il 7,9% in quattro o più Comuni. In alcuni casi una singola dirigenza può arrivare a comprendere anche una decina di sedi diverse. La situazione riguarda soprattutto le aree meno popolate, dove le scuole sono spesso distribuite su territori molto estesi.
Secondo le analisi, la gestione può diventare complessa quando le distanze aumentano: coordinare personale, risorse e attività aggiuntive, come i progetti contro la dispersione scolastica, può richiedere un impegno maggiore.
Anche per gli insegnanti possono emergere difficoltà: la chiusura di una classe può comportare lo spostamento del personale verso un’altra sede della stessa istituzione scolastica, anche distante diversi chilometri.
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