Caldo estivo, aumentano i ricoveri ma gli ospedali umbri reggono

L’ondata di calore provoca più accessi nei reparti di medicina, soprattutto tra gli anziani con patologie già presenti. L’influenza resta però la principale causa di sovraffollamento

Il caldo intenso e prolungato dell’estate 2026 ha determinato un aumento dei ricoveri nei reparti di medicina ospedalieri, con un impatto maggiore soprattutto tra le persone anziane e con patologie preesistenti. Il fenomeno è stato registrato anche nelle strutture umbre, ma secondo il professor Francesco Grignani, direttore del Dipartimento di medicina e chirurgia dell’Università degli Studi di Perugia e medico dell’Azienda ospedaliera del capoluogo umbro, gli ospedali hanno comunque gestito la crescita degli accessi senza particolari criticità.

L’aumento delle temperature, accompagnato da lunghi periodi di afa, ha favorito soprattutto episodi legati alla disidratazione, con conseguenze più rilevanti nei pazienti fragili. Gli anziani con malattie già presenti sono stati la categoria maggiormente interessata, perché il caldo può aggravare condizioni cliniche delicate e favorire complicazioni.

«Durante l’estate – ha detto il professor Grignani – si registra un incremento di ricoveri soprattutto di anziani con patologie preesistenti, per lo più a causa di disidratazione che porta a volte a svenimenti. Si possono così accentuare problemi renali e scompensi cardiaci».

Secondo il direttore del Dipartimento di medicina, i numerosi giorni caratterizzati da caldo e umidità hanno contribuito a peggiorare alcune condizioni di salute già compromesse. Nonostante ciò, il sistema ospedaliero ha mantenuto una buona capacità di risposta.

«C’è stata una crescita di ricoveri – ha spiegato – ma l’ospedale ha retto bene».

Il caldo estivo ha quindi rappresentato un fattore di pressione aggiuntivo per i reparti di medicina, senza però raggiungere i livelli di afflusso che normalmente si registrano durante la stagione influenzale. Il periodo invernale continua infatti a essere considerato il momento più impegnativo per le strutture sanitarie.

«La fase di lavoro più intensa per i reparti di medicina continua a essere l’inverno», ha spiegato Grignani. «Con l’influenza – ha aggiunto – abbiamo un iperafflusso di pazienti ma anche in questo caso le strutture ospedaliere hanno retto bene».

La differenza tra estate e inverno riguarda principalmente le cause che portano al ricovero. Nei mesi più caldi prevalgono problemi collegati alla perdita di liquidi e al peggioramento di patologie croniche, mentre durante la stagione fredda sono soprattutto i virus respiratori, in particolare l’influenza, a determinare un aumento significativo degli accessi.

L’influenza continua quindi a rappresentare il principale elemento di pressione sui reparti ospedalieri di medicina, con un numero di pazienti generalmente superiore rispetto a quello registrato nei mesi estivi.

Nel quadro sanitario attuale sembra invece ridimensionato il ruolo del Covid-19. Secondo il professor Grignani, il virus non rappresenta più un’emergenza paragonabile agli anni precedenti.

«Non è più un problema», ha assicurato il direttore del Dipartimento di medicina. «Ormai colpisce solo le vie aeree superiori – ha spiegato – e porta a complicazioni solo in quei pazienti complessi, alle prese con più malattie».

La gestione dei ricoveri estivi ha quindi evidenziato una maggiore attenzione verso le fasce più vulnerabili della popolazione, in particolare anziani e persone affette da più patologie. Le strutture sanitarie hanno monitorato l’incremento degli accessi legati alle conseguenze del caldo, intervenendo per garantire assistenza ai pazienti più fragili.

Il bilancio dell’estate nei reparti di medicina evidenzia un aumento dei ricoveri legato alle alte temperature, ma anche la capacità degli ospedali di affrontare il maggiore carico assistenziale.

Redazione

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