Dieci anni dal sisma in Umbria: oltre i numeri, ripartenza ancora lontana: “Ricostruire anche le persone”

Dieci anni fa le scosse che devastarono Norcia, Cascia e Preci. Al di là della ricostruzione privata, tutto il resto è ancora lontanissimo. La Filca Cisl: "Oltre alle case, va ricreata socialità e attrattività"

A dieci anni dagli eventi sismici del 2016, l’Umbria fa i conti con un bilancio della ricostruzione che mostra risultati concreti sia sul fronte pubblico che su quello privato. Il 31 dicembre 2026, data che coincide con il decennale del sisma, segnerà la chiusura ufficiale dello stato di emergenza, aprendo la fase della gestione ordinaria dei cantieri ancora attivi nei territori del cratere sismico umbro. I dati diffusi dall’USR Umbria (Ufficio Speciale per la Ricostruzione) fotografano una regione che, pur avendo raggiunto risultati significativi, guarda ancora alle sfide più complesse concentrate nei centri storici maggiormente colpiti.

I numeri della ricostruzione privata

Il quadro della ricostruzione privata parla di 3.949 cantieri aperti dal 2016 a oggi, dei quali 2.514 risultano conclusi con la liquidazione dell’ultimo stato di avanzamento lavori. In termini pratici, sei famiglie e attività economiche su dieci sono già rientrate nelle proprie abitazioni o nei propri luoghi di lavoro. Sul totale di 5.487 istanze presentate, 3.973 sono state accolte, mentre 1.046 sono state rigettate o archiviate su richiesta di parte.

La cosiddetta ricostruzione leggera ha raggiunto una percentuale di evasione del 95%, con 2.041 cantieri conclusi e saldati, pari all’87% di quelli avviati. Più complesso il quadro della ricostruzione pesante, che procede comunque a ritmo sostenuto: l’87% delle istanze presentate in forma completa ha ricevuto risposta, con 477 cantieri conclusi, corrispondenti al 30% del totale avviato. L’indice complessivo di attuazione dell’USR Umbria si attesta al 91%, un dato che l’ente definisce come segno di risposte concrete e tempestive per la quasi totalità delle richieste, ottenuto grazie alla semplificazione delle procedure e al lavoro del personale dedicato.

Guardando ai singoli comuni del Super Cratere, a Norcia le istanze accolte sono 1.206 (72%), 317 quelle rigettate o archiviate (19%) e 160 ancora in istruttoria (9%). A Preci le domande accolte sono 179 (78%), 31 quelle respinte (13%) e 20 in istruttoria (9%). Anche Cascia mostra una quota di accoglimento all’85%, con 52 istanze rigettate (11%) e 21 in istruttoria (4%).

Sul piano finanziario, gli importi complessivamente richiesti ammontano a oltre 2 miliardi di euro (2.092.590.946,24 €), di cui 1.555.202.843,40 € concessi e 1.011.427.384,66 € già liquidati.

Ricostruzione pubblica: cantieri, chiese e ospedali

Sul fronte della ricostruzione pubblica, la Struttura Commissariale registra il 97,5% degli interventi avviati, almeno con la nomina del RUP o con una fase procedurale successiva. Sono 63 su 92 i Comuni umbri interessati dagli interventi legati al sisma 2016. Complessivamente sono stati finanziati 574 interventi per un totale di 830.277.039,78 €, cifra che comprende anche i fondi aggiuntivi. A questi si aggiungono 12 Centri di Comunità realizzati con i proventi delle donazioni via SMS, per 4.230.765,50 €, e 194 interventi su edifici di culto e beni culturali attuati tramite Diocesi ed Enti Ecclesiastici, per 153.945.623,52 €. Oltre 562 milioni di euro, riferiti a 210 interventi, sono attuati tramite le Ordinanze Speciali dedicate ai comuni più colpiti: Cascia, Norcia e Preci.

Tra i risultati già raggiunti a Norcia figurano la riapertura al culto della basilica di San Benedetto, il ritorno in funzione del palazzo comunale trecentesco — oggi dotato di isolatori sismici — e la riapertura del teatro civico. A Cascia sono tornati agibili palazzo Frenfanelli e la chiesa di San Francesco, insieme alla riqualificazione viaria dell’area scolastica e ospedaliera. In Valnerina si segnalano il completamento dei Centri di Comunità di Vallo di Nera, Preci e Monteleone di Spoleto, oltre alla riapertura dell’hotel Panorama a Cerreto di Spoleto.

Tra i cantieri ancora in corso figurano gli ospedali di Cascia e Norcia, dove hanno già aperto le Case di Comunità finanziate con fondi PNRR, l’abbazia di Sant’Eutizio a Preci, il Polo Scolastico di Norcia e quello “Beato Simone Fidati” a Cascia, la caserma dei Carabinieri e il museo della Castellina a Norcia. Particolare rilievo assume il progetto di Castelluccio di Norcia, dove è prevista una piastra di fondazione con 300 isolatori sismici per la ricostruzione integrata di edifici privati e spazi pubblici.

Le attività produttive e il futuro della ricostruzione

Accanto agli interventi edilizi, la Regione Umbria ha sostenuto la ripresa economica del territorio: 9,9 milioni di euro sono stati erogati per le delocalizzazioni temporanee, 6,4 milioni per il ripristino di beni mobili e attrezzature danneggiate, oltre 7,7 milioni complessivi per la prosecuzione delle attività produttive tra il 2018 e il 2022, e quasi 7,8 milioni per progetti di investimento nel cratere sismico tra il 2019 e il 2024.

Ma c’è ancora da fare: il punto dei sindacati

Sin qui i numeri, forniti dall’ufficio della ricostruzione. Ma la vita quotidiana dice altro. Castelluccio e Norcia sono state ricostruite solo in parte, i negozi sono ancora tutti raggruppati insieme e soprattutto, a 10 anni dalle scosse, c’è ancora chi vive nelle casette. Un recente giro della Filca Cisl Umbria ha mostrato quanto sia ancora grandissima la devastazione e quanto la zona rossa sia ancora invalicabile Perugia Tomorrow ve lo aveva raccontato

“Questo è il più grande cantiere d’Europa – spiega Emanuele Laureti, della Filca Cisl Spoleto– e servirebbe uno slancio. Putroppo se la ricostruzione privata è al 60 percento, tutto il resto è ancora molto indietro-La burocrazia non riesce a snellire le pratiche e in più manca ancora tanta manodopera per mandare avanti i cantieri con velocità, considerando che il tempo qui permette di lavorare solo alcuni mesi l’anno”.Poi c’è un’altra questione: “Stanno arrivando tante aziende da fuori per lavorare qui – sottolinea- Il nostro ruolo come sindacato è vigilare, perchè ci sono tanti controlli, ci sono strumenti come il badge di cantiere e la patente a punti che premiano i virtuosi, ma purtroppo dobbiamo registrare anche tanto lavoro irregolare. Ci sono tantissimi ragazzi stranieri che vengono portati a lavorare qui, spesso senza conoscere l’italiano e quindi le normative sul lavoro. E quindi vengono sfruttati: purtroppo sono i nuovi schiavi. Il risultato è uno sfruttamento, ma anche diverse interdittive antimafia. Questi ragazzi spesso non denunciano perchè sono ostaggi dei contratti di lavoro, pur di restare in Italia, di mantenere il permesso di soggiorno”

Emanuele Petrini, segretario del sindacato, rilancia: ” La ricostruzione non può esaurirsi nella restituzione degli edifici alla loro funzione: ricostruire significa prima di tutto restituire un futuro ai territori. La ricostruzione di qualità deve andare di pari passo con il rilancio del territorio. Questo a nostro avviso deve passare innanzitutto attraverso il recupero della piena fruibilità dei servizi essenziali, come scuole, sanità e presidi sociali territoriali. Questi territori, devono tornare attrattivi. Tutto questo passa anche da una modernizzazione delle infrastrutture: collegamenti stradali e ferroviari efficienti, mobilità sostenibile e rete digitale avanzata. Investire nelle infrastrutture significa rendere i territori più vicini, accessibili e competitivi e permettere a imprese e investitori di guardare all’Appennino umbro come a un luogo in cui insediarsi, produrre e generare buona occupazione”

 

Redazione

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