Il fotovoltaico galleggiante sul Lago Trasimeno annunciato dall’assessore regionale all’ambiente Thomas De Luca, accende il confronto politico e ambientale in Umbria mentre il livello del bacino ha raggiunto -191 centimetri rispetto allo zero idrometrico, con il rischio di arrivare a quota -200 entro la fine del mese. Dopo il «Siamo alla follia» pronunciato nei giorni scorsi dal consigliere regionale Nilo Arcudi (Tp-Uc) sull’ipotesi avanzata da Fabio Roggiolani di Ecofuturo, interviene Legambiente Umbria. L’associazione invita a valutare la tecnologia senza pregiudizi, precisando però che non può essere considerata la soluzione definitiva alla crisi del lago. Per Legambiente, eventuali impianti dovrebbero essere sottoposti a rigorose valutazioni ambientali e inseriti in una strategia più ampia per affrontare la riduzione della disponibilità idrica del Trasimeno.
A intervenire è Maurizio Zara, presidente di Legambiente Umbria, che respinge l’idea di liquidare a priori la proposta come irrealizzabile.
«Va detto con chiarezza – dichiara Maurizio Zara – che questa proposta non nasce come soluzione definitiva della crisi del Trasimeno, e sarebbe scorretto raccontarla così». Secondo il presidente dell’associazione, l’ipotesi avrebbe comunque avuto il merito di riaccendere l’attenzione sulle conseguenze del cambiamento climatico e sulla situazione del lago.
«Ha però il merito di aver scosso il torpore di una politica regionale e nazionale troppo spesso distratta dalla realtà incombente del cambiamento climatico. Bollarla come “follia” significa chiudere per pregiudizio una riflessione che meriterebbe di essere approfondita», prosegue Zara.
A sostegno della necessità di affrontare il tema, Legambiente richiama i dati presentati a luglio durante la sesta tappa umbra della Goletta dei Laghi. Il primo Bilancio Idrico Regionale, realizzato dall’Università degli Studi di Perugia nell’ambito del progetto Gov4Water, registra secondo l’associazione una diminuzione delle precipitazioni in Umbria pari a circa 2 millimetri ogni anno, con il Trasimeno tra le aree maggiormente interessate dalla riduzione della disponibilità di acqua.
A questo quadro si aggiungono i dati del report “Laghi sotto pressione”, che nel 2025 indicava per il Trasimeno un abbassamento di circa 160 centimetri e una temperatura superficiale superiore di 0,79 gradi rispetto alla media 1995-2020.
È in questo scenario che viene proposta la valutazione del fotovoltaico flottante, tecnologia che prevede l’installazione di pannelli sulla superficie dell’acqua. Legambiente sottolinea come gli studi disponibili indichino la possibilità, con una copertura limitata a poche unità percentuali della superficie di un bacino, di ridurre l’evaporazione fino al 30% nell’area coperta, producendo contemporaneamente energia da fonti rinnovabili e senza occupare nuovo suolo.
L’associazione richiama anche i dati indicati da Roggiolani, secondo il quale ogni metro quadrato di fotovoltaico installato corrisponderebbe a circa 2,6 metri cubi di acqua non evaporata e 50 chilogrammi di CO2 evitati.
L’apertura al confronto, tuttavia, non equivale a un via libera senza condizioni. Legambiente evidenzia infatti la particolare rilevanza ambientale del Lago Trasimeno, che è area naturale protetta, sito Ramsar e zona della rete Natura 2000, classificata SIC/ZPS.
Qualsiasi progetto di pannelli fotovoltaici galleggianti dovrebbe quindi essere preceduto da analisi e valutazioni di impatto ambientale sugli effetti per l’acqua, la fauna e l’avifauna. Per l’associazione sarebbe inoltre necessario un confronto pubblico con le comunità locali e con tutti i soggetti direttamente interessati, compresi pescatori, operatori turistici ed enti del Parco.
Il fotovoltaico flottante, secondo Legambiente, dovrebbe inoltre affiancare e non sostituire gli interventi strutturali necessari per il Trasimeno. La situazione del lago, infatti, non avrebbe soltanto una dimensione ambientale, ma starebbe producendo conseguenze anche sul tessuto economico del territorio.
Tra le criticità richiamate figurano cali delle presenze nelle strutture museali fino al 34%, oltre alle difficoltà registrate nella navigazione e nell’accesso alle darsene a causa del basso livello delle acque.
Per Legambiente, dunque, la risposta alla crisi non può consistere né nel rifiuto preventivo delle possibili innovazioni tecnologiche né nella presentazione di un singolo progetto come risposta autosufficiente a un problema molto più complesso.
«Al Trasimeno serve meno propaganda e più scienza – conclude Zara – sia quando si evoca la “follia” di una tecnologia ancora da valutare, senza prima aver fatto i conti con l’acqua che manca, sia quando si ipotizzano interventi che non tengono conto del contesto ambientale e climatico nel quale ormai ci troviamo».
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