Assisi ponte di pace nel segno di Francesco: “Casa dell’amicizia strumento per il dialogo” (VIDEO)

Video intervista al rabbino Alon Goshen-Gottstein che con l'Elijah Interfaith Institute ha promosso la nuova struttura e il percorso espositivo multimediale e immersivo sull'incontro fra religioni

Costruire ponti, là dove tutti gli altri vedono muri. Nasce con questo scopo la la “Global House of Friendship and Hope”, “La Casa globale dell’amicizia e della speranza”, un un nuovo luogo internazionale dedicato al dialogo tra le religioni, alla preghiera, all’ascolto reciproco e alla costruzione della pace attraverso la comunione spirituale.

A promuoverlo, l‘Elijah Interfaith Institute fondato e diretto dal Rabbino Alon Goshen-Gottstein e che da oltre trent’anni unisce i massimi leader spirituali del mondo in percorsi di amicizia e studio. A due passi dalla Basilica di Santa Maria degli Angeli, la struttura ospiterà fino a gennaio 2028  un percorso espositivo multimediale e immersivo, l’esperienza del Giardino dei Santi e un programma di incontri, ricerca e formazione.

All’inagurazione, avvenuta all’indomani della visita di Papa Leone XIV ad Assisi, hanno preso parte il cardinale Pierbattista Pizzaballa, Patriarca Latino di Gerusalemme, l’Imam Mustafa Cerić, Gran Muftì Emerito di Bosnia-Erzegovina, Sister Jayanti, guida spirituale internazionale dei Brahma Kumaris, il Rabbino Alon Goshen-Gottstein, fondatore della Elijah Interfaith Institute.

La scelta di Assisi nasce dal significato universale che la città ha assunto nella storia del dialogo tra le religioni. Dal celebre incontro tra Francesco e il sultano al-Malik al-Kamil nel 1219 fino alla Giornata Mondiale di Preghiera per la Pace convocata da Giovanni Paolo II nel 1986 che ha dato il via alla nascita dello ‘Spirito di Assisi’, la città serafica rappresenta uno dei principali luoghi simbolo della fraternità tra popoli e fedi.

Il rabbino Alon Goshen-Gottstein

Ai microfoni di Perugia Tomorrow, parla il rabbino Alon Goshen-Gottstein: “abbiamo scelto Assisi seguendo l’insegnamento di San Francesco quando dice ‘Singore fa di me uno strumento della tua Pace – sottolinea – Vogliamo offrire, in un tempo segnato da conflitti e incomprensioni, una concreta alternativa di speranza. La Global House sarà un luogo in cui persone di ogni tradizione religiosa potranno approfondire la propria spiritualità aprendosi al tempo stesso all’incontro con l’altro, scoprendo ciò che unisce le diverse fedi e rafforzando una cultura dell’amicizia e della pace. a pace è una realità universale che dobbiamo cercare attraverso la nostra via spirituale (e tramite questa ricerca possiamo anche praticare la pace su un livello internazionale. Ma se noi proviamo ad avere la pace solo su livello internazionale,  normalmente noi non ci arriveremo”

La fine della guerra, il cartello di Bastia e la bandiera palestinese

Nel colloquio con noi, Alon Goshen-Gottstein parla del conflitto in corso: “Non ho una soluzione, nessuno di noi ce l’ha, per far finire la guerra. Per me è possibile che la sola risposta sia il Messia,o qualcuno che venga per suo conto e ci guidi su una strada alternativa di come vivere. rché non è solo una questione di questa guerra, è più grande: continuiamo a fabbricare e produrre armi”

Non manca nemmeno un pensiero alla vicenda di Bastia Umbra e al cartello contro gli israeliani che Perugia Tomorrow per primo ha reso pubblico: “C’è un brutto clima, è un problema perchè questo tipo di discriminazione è solo contro il popolo ebraico, non succede in altri contesti dove ci sono guerre e contrasti che un popolo venga ritenuto non gradito. Gli ebrei non sono il Governo di Isreale. Purtroppo però questa narrazione è alimentata da una certa parte politica”

Un riferimento finale alla bandiera della Palestina che sventola ad Assisi, gemellata con Betlemme: “Posso comprendere il gemellaggio, è un simbolo, di amicizia, di solidarietà – dice il rabbino – Ma ovunque c’è una bandiera della Palestina che sventola, questo contribuisce ad alimentare l’odio e allora ecco episodi come quello di Bastia Umbra. Secondo me dobbiamo andare alla radice, ed eradicare non solo l’odio, ma anche il tipo di attività: non si può fare attività di sostegno ad un popolo attaccando un altro. Gli ebrei, che sono in Italia da sempre, si sentono insicuri ed è normale”.

Redazione

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