Due trapianti di rene sono stati eseguiti con successo all’ospedale Santa Maria della Misericordia di Perugia su una donna di 53 anni e un uomo di 41, entrambi precedentemente sottoposti a emodialisi. I due organi provenivano dalla stessa donatrice, identificata all’interno dell’Azienda ospedaliera perugina nell’ambito di un prelievo multiorgano. Gli interventi hanno consentito a entrambi i pazienti di recuperare la funzione renale, con un decorso post-operatorio regolare e condizioni giudicate ottimali alla dimissione e al primo controllo. Il risultato, reso noto dall’Azienda ospedaliera, è stato possibile grazie al lavoro coordinato di chirurghi, nefrologi, anestesisti e delle diverse équipe coinvolte nel percorso di donazione e trapianto. Per uno dei due pazienti l’intervento è stato effettuato a luglio, con tempi di attesa sensibilmente inferiori rispetto alla media nazionale.
L’Azienda ospedaliera di Perugia sottolinea come i due interventi abbiano confermato “l’elevato livello di competenza e integrazione tra le diverse professionalità coinvolte nel percorso trapiantologico”. Un risultato che ha interessato l’intera organizzazione sanitaria, dal momento dell’individuazione della donatrice fino al prelievo degli organi, agli interventi chirurgici e alla successiva assistenza dei pazienti.
“Un importante risultato reso possibile dalla stretta collaborazione tra chirurghi, nefrologi, anestesisti, personale di sala operatoria e sanitari delle unità coinvolte nella presa in carico dei pazienti”, ha spiegato l’Azienda ospedaliera.
La prima paziente è una donna di 53 anni, seguita dal centro dialisi di Branca. Era in emodialisi dal dicembre 2022 ed era stata inserita nella lista attiva per il trapianto renale presso il Centro regionale trapianti di Perugia nel maggio 2025. L’intervento è stato eseguito nel mese di luglio, dopo un’attesa definita significativamente più breve rispetto alla media nazionale, indicata tra i due e i tre anni.
Il secondo trapianto ha invece riguardato un uomo di 41 anni, proveniente dal centro dialisi di Perugia. Il paziente aveva sviluppato la patologia renale nel 2013, era entrato in emodialisi nell’aprile 2025 ed era stato inserito nella lista attiva per il trapianto nell’agosto dello stesso anno. Anche in questo caso il tempo trascorso in attesa dell’organo è stato particolarmente contenuto rispetto ai valori medi nazionali.
Per entrambi, secondo quanto comunicato dalla struttura sanitaria, il decorso post-operatorio è stato regolare, con la ripresa della funzione dei reni trapiantati. Le condizioni cliniche riscontrate al momento della dimissione e durante il primo controllo ambulatoriale sono state definite ottimali.
Un aspetto centrale dell’intero percorso riguarda la provenienza degli organi. La donatrice è stata individuata direttamente all’Azienda ospedaliera di Perugia, grazie al lavoro dell’équipe diretta dalla dottoressa Elisabetta Franciosini, responsabile del Clt – Coordinamento locale procurement, organi, tessuti e trapianto, insieme alla dottoressa Francesca Timio, responsabile del programma di trapianto renale.
Il prelievo multiorgano è stato effettuato su una paziente ricoverata e successivamente deceduta nella Terapia intensiva diretta dal professor Edoardo De Robertis. Entrambi i reni sono stati quindi prelevati e trapiantati nello stesso ospedale, una circostanza che, secondo l’Azienda, ha consentito “una gestione altamente efficiente dell’intero percorso di donazione e trapianto”.
Il processo è stato diretto e supervisionato dal Coordinamento regionale trapianti dell’Umbria, guidato dal dottor Mauro Marchesi. L’intervento chirurgico è stato eseguito dal dottor Francesco Ciarleglio, direttore della Chirurgia epato-bilio-pancreatica e responsabile dell’équipe chirurgica, con l’assistenza del dottor Francesco De Santis e la collaborazione del chirurgo vascolare Massimo Lenti e degli urologi diretti dal professor Ettore Mearini.
L’assistenza anestesiologica è stata garantita dalle dottoresse Patrizia Morettoni ed Elisa Scarponi, appartenenti al gruppo coordinato dal dottor Fabio Gori. La successiva degenza è stata invece affidata all’équipe di Nefrologia, con il coordinamento della dottoressa Chiara Taglioni per la gestione clinica pre e post-operatoria e il follow-up dopo il trapianto, insieme al dottor Francesco Solano.
Sul risultato è intervenuta anche la presidente della Regione Umbria Stefania Proietti, che ha rinnovato l’invito ai cittadini “a riflettere sull’importanza della donazione” degli organi. “Un gesto di grande generosità che può salvare vite e dare speranza a chi è in attesa di un trapianto”, ha sottolineato.
Proietti ha inoltre evidenziato il valore del percorso sviluppato all’ospedale perugino. “È un risultato davvero importante, che ci rende orgogliosi soprattutto perché riguarda il percorso di e-procurement e trapianti sul quale stiamo lavorando con grande impegno, con l’obiettivo di offrire un’assistenza altamente specialistica, capace di rispondere ai bisogni dei nostri cittadini, evitando loro di doversi rivolgere a strutture fuori regione e, al contempo, rendendo il nostro territorio sempre più attrattivo per professionisti e specialisti di alta qualificazione e di elevato livello”.
Anche il direttore generale dell’Azienda ospedaliera di Perugia, Antonio D’Urso, ha posto l’accento sul lavoro multidisciplinare: “Questi due trapianti rappresentano il risultato di un lavoro di squadra che coinvolge numerose professionalità altamente qualificate e confermano l’efficienza dell’organizzazione del percorso trapiantologico dell’Ospedale di Perugia”.
D’Urso ha riservato un particolare ringraziamento alla donatrice e alla sua famiglia: “Ma il primo e più sentito ringraziamento va alla donatrice e ai suoi familiari che, nel momento più difficile e doloroso, hanno compiuto una scelta di straordinaria generosità”.
Il direttore generale ha quindi ricordato il valore della donazione di organi, sottolineando come sia un gesto capace di offrire nuove possibilità terapeutiche a chi attende un trapianto. “Grazie a questo gesto e all’impegno di tutti i professionisti coinvolti è stato possibile offrire ai pazienti una nuova prospettiva di vita, con tempi di attesa sensibilmente inferiori alla media nazionale e risultati clinici di assoluto rilievo”, ha affermato.
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