In Umbria sono attualmente 108 i detenuti sottoposti al regime del 41 bis, il cosiddetto carcere duro, suddivisi tra gli 82 reclusi nella casa circondariale di Spoleto e i 26 detenuti nell’istituto di Terni. A breve, però, questi detenuti — definiti “i sepolti vivi” — potrebbero lasciare definitivamente la regione, per effetto di un piano di riorganizzazione elaborato dal Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria del ministero della Giustizia, noto come “Piano Kairos”. Ne riferisce la Tgr Umbria
Della questione si è discusso davanti alla Terza commissione del Consiglio Regionale, in occasione della relazione del garante dei detenuti uscente Giuseppe Caforio. Secondo quanto emerso, si tratterebbe di una riorganizzazione condotta con grande riservatezza, i cui tempi e modalità restano ancora incerti proprio per la delicatezza della materia e delle persone coinvolte.
Cosa prevede il Piano Kairos
Il progetto punterebbe a concentrare gli 800 detenuti al 41 bis presenti in Italia in appena sette strutture penitenziarie. Di queste, tre sarebbero collocate in Sardegna e cinque nel Nord Italia, tra cui l’istituto di Vigevano.
Proprio Vigevano è stato recentemente protagonista di un’operazione di trasferimento di ampia portata: lo scorso 27 e 28 giugno sono stati spostati simultaneamente 128 detenuti provenienti dagli istituti di Novara, Cuneo, Tolmezzo e Milano. Il trasferimento, denominato operazione Argus, ha coinvolto 165 agenti del Gruppo operativo speciale della Polizia Penitenziaria, il reparto specializzato nella gestione dei detenuti sottoposti al regime del carcere duro.
Il silenzio delle istituzioni umbre
Al momento, dal Provveditorato Umbria-Marche non risulta alcuna comunicazione ufficiale relativa a un eventuale smantellamento dei reparti 41 bis di Spoleto e Terni. Anche i sindacati della Polizia Penitenziaria dichiarano di non avere informazioni certe sulle tempistiche dell’operazione.
Il Sappe, tuttavia, ha espresso preoccupazione per le possibili conseguenze di un’eventuale chiusura dei reparti umbri, evidenziando in particolare due criticità: lo snaturamento di istituti come quello di Spoleto, con la sostituzione dei detenuti al 41 bis con detenuti comuni — categoria che, secondo il sindacato, genera notevoli problematiche gestionali — e il rischio di un vuoto di personale specializzato. La partenza del Gruppo Operativo Mobile, che conta circa settanta agenti specializzati tra Spoleto e Terni, lascerebbe infatti un vuoto organizzativo da colmare.
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