Il caso del dimensionamento scolastico di Città di Castello approda in Parlamento dopo la sentenza del Tar dell’Umbria che ha annullato il piano relativo all’organizzazione delle autonomie scolastiche. La deputata del Movimento 5 Stelle Emma Pavanelli ha presentato un’interrogazione al Presidente del Consiglio dei ministri chiedendo al Governo chiarimenti sulla mancata esecuzione della decisione del giudice amministrativo.
La vicenda riguarda il piano di dimensionamento adottato dal Commissario ad acta nominato dal Governo, successivamente annullato dal Tar. Al centro del confronto politico c’è ora la necessità di definire quale sarà l’assetto delle scuole del territorio in vista dell’avvio del nuovo anno scolastico.
“Alle famiglie, agli studenti, al personale scolastico e ai dirigenti non interessa lo scontro tra partiti. Interessa sapere quale sarà l’assetto delle scuole a poche settimane dall’avvio del nuovo anno scolastico e poter organizzare con serenità il futuro dei propri figli”, ha dichiarato Emma Pavanelli.
La parlamentare pentastellata ha spiegato che l’interrogazione nasce dalla volontà di chiarire le responsabilità istituzionali e sollecitare un intervento rapido dell’esecutivo. Secondo Pavanelli, il commissario che ha predisposto il piano successivamente annullato dal Tar agiva attraverso poteri sostitutivi dello Stato.
“Il Commissario ad acta che ha adottato il piano poi annullato dal Tar è stato nominato dal Governo ed esercita poteri sostitutivi per conto dello Stato. È quindi al Governo che spetta verificare il suo operato e assicurare che la sentenza venga tempestivamente eseguita”, ha affermato la deputata.
Pavanelli ha inoltre chiesto che la questione venga affrontata senza ulteriori contrapposizioni politiche. “Le istituzioni hanno il dovere di dare risposte, non di alimentare polemiche, soprattutto su una vicenda così importante che vede unanimità persino nelle posizioni politiche”, ha concluso.
Sul tema è intervenuto anche l’assessore regionale all’Istruzione Fabio Barcaioli, che ha criticato la gestione della vicenda da parte del Ministero dell’Istruzione e ha replicato alle dichiarazioni del segretario regionale della Lega Riccardo Augusto Marchetti.
“Per mesi il Ministero dell’Istruzione, attraverso l’Ufficio scolastico regionale, ha continuato ad agire come se la sentenza del Tar dell’Umbria sul dimensionamento della scuola Dante Alighieri non esistesse”, ha dichiarato Barcaioli, sostenendo che il Comune di Città di Castello e le altre istituzioni coinvolte siano state costrette ad avviare un percorso giudiziario per vedere riconosciute le proprie posizioni.
Secondo l’assessore regionale, sulla vicenda sarebbe emersa una situazione di incertezza anche rispetto alle eventuali iniziative del Governo. “Ancora una volta emerge tutta la confusione del Governo su questa vicenda”, ha affermato Barcaioli, facendo riferimento alle diverse informazioni circolate sulla possibilità di un ricorso al Consiglio di Stato.
L’esponente della Giunta regionale ha inoltre respinto le accuse rivolte alla Regione, ricordando che la sentenza del Tar non avrebbe evidenziato responsabilità dell’amministrazione regionale, ma avrebbe riguardato gli atti adottati dal commissario nominato dal Governo.
“Il problema non era il lavoro svolto dalla Regione, costruito attraverso il confronto con i territori e con gli enti locali, ma il percorso imposto dal commissariamento”, ha spiegato Barcaioli.
Nel suo intervento l’assessore ha ribadito la posizione della Regione Umbria sul tema delle autonomie scolastiche. “Non abbiamo mai difeso l’interesse di un singolo territorio contro un altro. Abbiamo contrastato una politica di riduzione delle autonomie scolastiche che avrebbe penalizzato l’intera Umbria”, ha dichiarato.
Secondo Barcaioli, il piano regionale era stato elaborato attraverso il confronto con le comunità locali, mentre il successivo intervento commissariale avrebbe modificato quel percorso senza tenere conto delle richieste avanzate dal territorio.
L’assessore ha inoltre richiamato il caso della scuola Dante Alighieri di Città di Castello, contestando il riferimento alla situazione dell’edificio scolastico utilizzata nelle decisioni sul dimensionamento. “Il commissariamento ha assunto come riferimento una situazione che non rappresentava più la realtà del territorio, considerando un edificio che lo stesso Ministero aveva demolito e che non era ancora stato ricostruito”, ha affermato.
La Regione ha annunciato che continuerà il confronto con il Comune di Città di Castello, i dirigenti scolastici e le parti sociali per garantire stabilità a studenti, famiglie e personale scolastico.
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