La Regione Umbria, insieme alle Prefetture di Perugia e Terni, alle aziende ospedaliere e alle Usl regionali, ha sottoscritto due protocolli d’intesa per contrastare le aggressioni agli operatori sanitari e socio-sanitari. Gli accordi, firmati a seguito dell’aumento degli episodi di violenza nei luoghi di cura, coinvolgono l’intero territorio regionale e prevedono interventi di prevenzione, formazione e sicurezza. Nel 2025 in Umbria sono stati registrati 211 episodi di aggressione ai danni del personale sanitario, con 281 operatori coinvolti, mentre nel primo semestre del 2026 sono già state segnalate 111 aggressioni con 122 professionisti interessati.
L’obiettivo dei protocolli è costruire un sistema coordinato per garantire maggiore tutela a medici, infermieri, operatori socio-sanitari e a tutti coloro che lavorano nei servizi di assistenza. Gli accordi prevedono una linea comune di “tolleranza zero verso gli atti di violenza fisica, verbale o contro il patrimonio perpetrati nei confronti degli esercenti le professioni sanitarie e socio-sanitarie”.
La presidente della Regione Umbria Stefania Proietti ha evidenziato la necessità di affrontare il fenomeno attraverso una collaborazione tra istituzioni. “I numeri delle aggressioni sono impressionanti ed è per questo che è necessario fare rete e lavorare sulla prevenzione”, ha dichiarato, sottolineando l’importanza degli strumenti di sicurezza e della formazione.
Secondo la presidente regionale, tra gli interventi necessari rientrano anche quelli legati alla videosorveglianza nelle strutture sanitarie. “Un altro tema strettamente collegato è quello della salute mentale, perché molti episodi riguardano situazioni di disagio psichico, dipendenze o comorbidità, anche tra i più giovani”, ha aggiunto Proietti, spiegando che la Regione sta lavorando anche sul fronte della prevenzione e dell’informazione.
Il percorso regionale nasce anche dall’esperienza maturata a Terni, dove l’Azienda ospedaliera Santa Maria aveva già sottoscritto nel novembre 2025 un protocollo con la Prefettura per la gestione degli interventi urgenti in caso di aggressione al personale sanitario.
La prefetta di Terni Antonietta Orlando ha ricordato il valore di quella prima sperimentazione: “All’indomani dell’ennesimo episodio di violenza verificatosi nel pronto soccorso abbiamo sottoscritto un primo protocollo con l’Azienda ospedaliera, avviando un percorso condiviso con la Regione per rafforzare la politica di tolleranza zero nei confronti di ogni forma di aggressione”.
Secondo la prefetta, quel modello è stato successivamente esteso a tutto il territorio regionale. “Gli episodi di violenza incidono non solo sulla sicurezza degli operatori, ma anche sulla qualità dell’assistenza erogata ai cittadini”, ha spiegato Orlando, ricordando inoltre che il Pronto soccorso di Terni dispone di strumenti di sicurezza rafforzati, tra cui il posto fisso di polizia e sistemi di allerta immediata.
Anche il prefetto di Perugia Francesco Zito ha sottolineato la necessità di intervenire non solo con strumenti repressivi, ma anche attraverso attività preventive. “È importante contrastare questi fenomeni non solo attraverso la repressione, ma anche con la prevenzione e l’informazione, promuovendo una maggiore consapevolezza del rispetto dovuto a chi tutela la salute dei cittadini”, ha dichiarato.
I protocolli coinvolgono la Regione Umbria, le Prefetture, le Aziende sanitarie, le forze dell’ordine e le strutture ospedaliere, con una durata prevista di 24 mesi. Tra le azioni stabilite figurano l’aggiornamento della valutazione del rischio, l’installazione di sistemi di videosorveglianza nei pronto soccorso dove necessario, il monitoraggio degli episodi di violenza e la possibilità di segnalare situazioni critiche attraverso il numero unico di emergenza 112.
Un ruolo centrale viene affidato anche alla formazione del personale sanitario, con corsi dedicati alla gestione dei conflitti, alla comunicazione con gli utenti e alle tecniche di de-escalation per ridurre situazioni di tensione.
Il direttore generale dell’Azienda ospedaliera di Perugia Antonio D’Urso ha ribadito il principio alla base dell’accordo: “Diciamo no a ogni forma di aggressione verso gli operatori sanitari. Chi presta assistenza quotidianamente merita rispetto e sicurezza, non violenza”.
Per il direttore generale dell’Usl Umbria 1 Emanuele Ciotti, il protocollo rappresenta “un passo decisivo per garantire maggiore sicurezza agli operatori sanitari, che ogni giorno lavorano in condizioni complesse e ad alto carico emotivo”. Ciotti ha inoltre evidenziato come la collaborazione tra istituzioni consenta di creare “un sistema di risposta coordinato, tempestivo e realmente efficace”.
Il direttore generale dell’Usl Umbria 2 Roberto Noto ha invece posto l’attenzione sulla prevenzione e sul monitoraggio dei rischi: “Questo documento sancisce un impegno comune e sinergico tra le istituzioni volto a costruire un ambiente di lavoro sicuro attraverso una strategia integrata che mette al centro la cultura della prevenzione e la gestione proattiva del rischio”.
Anche il direttore generale dell’Azienda ospedaliera Santa Maria di Terni, Andrea Casciari, presente alla sottoscrizione, ha evidenziato il valore della collaborazione istituzionale: “Questi protocolli rappresentano un esempio concreto di collaborazione tra istituzioni al servizio della collettività e consentono di definire un percorso sanitario chiaro, uniforme e tempestivo”.
I dati regionali mostrano che nel 2025 la categoria maggiormente coinvolta nelle aggressioni è stata quella degli infermieri, con 180 operatori interessati, seguita da medici, operatori socio-sanitari e altre figure professionali. Anche nel primo semestre del 2026 gli infermieri risultano la categoria più esposta.
Alla firma dei protocolli erano presenti anche la presidente dell’Assemblea legislativa Sarah Bistocchi e i consiglieri regionali Maria Grazia Proietti, Luca Simonetti, Laura Pernazza ed Eleonora Pace.
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