Cgil Umbria contro la Regione: “40 milioni alle imprese senza garanzie sul lavoro”

Il sindacato attacca la Giunta: “Servono investimenti con vincoli su occupazione e salari”

Nuovo scontro tra Cgil Umbria e Giunta regionale sulle politiche di sostegno economico alle imprese. Il sindacato confederale critica lo stanziamento di 40 milioni di euro definendolo una misura priva di sufficienti garanzie su occupazione, salari e qualità del lavoro. Secondo la Cgil, l’intervento rischia di tradursi in un sostegno economico alle aziende senza un impatto concreto e misurabile sui livelli occupazionali e sulle condizioni dei lavoratori.

“Risorse pubbliche senza vincoli su lavoro e salari”

“La Giunta regionale dell’Umbria annuncia con enfasi lo stanziamento di 40 milioni di euro a favore delle imprese. Una scelta che, ancora una volta, destina ingenti risorse pubbliche al sistema produttivo senza prevedere vincoli chiari e verificabili in materia di occupazione, salari, diritti e qualità del lavoro”, dichiara il sindacato.

Per la Cgil Umbria, guidata dalla segretaria generale Rita Paggio, le politiche regionali non risponderebbero in modo adeguato alle esigenze del mercato del lavoro e alla fragilità sociale del territorio.

Corpetti: “Servono benefici concreti per lavoratori e comunità”

Nel dettaglio interviene anche Andrea Corpetti, responsabile sviluppo economico della Cgil Umbria, che pone una serie di interrogativi sull’efficacia delle misure adottate.

“Mentre migliaia di lavoratori umbri continuano a fare i conti con bassi salari, precarietà, incertezza occupazionale e crisi industriali irrisolte – sottolinea – la Regione sceglie di distribuire risorse alle aziende senza chiedere impegni concreti e misurabili”.

Corpetti chiede chiarimenti sugli effetti reali degli investimenti: “Quanti nuovi posti di lavoro verranno creati? Quali garanzie esistono contro licenziamenti, delocalizzazioni o esternalizzazioni?”

“No a fondi pubblici senza condizionalità sociali”

Il sindacato contesta anche l’assenza di vincoli sull’utilizzo dei fondi pubblici, compresi quelli di origine europea.

“È inaccettabile che fondi pubblici vengano assegnati senza condizionare il sostegno al rispetto dei contratti nazionali, alla qualità dell’occupazione e alla sicurezza sul lavoro”, afferma Corpetti.

Secondo la Cgil, senza una cornice di regole stringenti, gli investimenti rischiano di non tradursi in un miglioramento reale delle condizioni dei lavoratori.

Critiche alla strategia industriale regionale

Il sindacato denuncia inoltre una mancanza di visione complessiva sulle politiche industriali.

“L’Umbria continua a perdere peso produttivo e a vedere la chiusura o il ridimensionamento di realtà industriali importanti”, viene sottolineato. In questo contesto, secondo la Cgil, non basterebbero misure di sostegno economico prive di condizionalità sociali.

Particolare attenzione viene posta anche al tema della transizione energetica, che secondo il sindacato dovrebbe essere accompagnata da precise garanzie occupazionali.

La richiesta: apertura di un confronto con la Regione

La Cgil Umbria chiede infine l’avvio immediato di un confronto con la Regione e le parti sociali per definire criteri più stringenti nell’uso delle risorse pubbliche.

“Chi riceve finanziamenti deve garantire occupazione stabile, rispetto dei contratti, investimenti sul territorio, formazione e sicurezza nei luoghi di lavoro”, conclude il sindacato, ribadendo che “le risorse pubbliche appartengono alla collettività e non possono essere un assegno in bianco”.

Redazione

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